Angeli abietti

esercizi di metamorfosi

laboratorio biennale di esperienze teatrali 
anno primo

ideazione e realizzazione Elena Bucci e Marco Sgrosso
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"... se l'abitudine ci porta a credere che il teatro debba iniziare con un palcoscenico, scene, luci, musica, poltrone... partiamo sulla strada sbagliata... per fare teatro occorre solo una cosa: l'elemento umano." (Peter Brook, 'La porta aperta')

Dopo più di dieci anni di lavoro in teatro, abbiamo sentito che era giunto il momento di trasmettere la nostra esperienza e di trasformarla attraverso l'incontro con altre persone. 
Per questo abbiamo cominciato a condurre laboratori.
Quello che più ci sostiene e ci entusiasma è la fiducia nell'arte teatrale come mezzo di conoscenza e trasformazione.
Ci interessa garantire l’acquisizione di elementi utili ad una formazione professionale, ma vorremmo soprattutto trasmettere strumenti che favoriscano la libertà espressiva di chiunque sia interessato al processo creativo teatrale.
In un momento come questo - in cui la comunicazione è sempre più piatta ed omologata - pensiamo che la pratica dell’arte teatrale e l’apprendimento di tecniche volte alla progressiva eliminazione degli ostacoli all’espressione - possano diventare passaggi importanti per lo sviluppo della libertà creativa individuale, unica e irripetibile.
ANGELI ABIETTI - esercizi di metamorfosi è un viaggio nelle possibili metamorfosi di ognuno di noi, che comincia col creare le condizioni di fiducia necessarie a scandagliarne le diverse possibilità, continua diventandone consapevoli e padroni, e che forse non finisce mai.
Attraverso un lavoro profondo sul corpo e sulla voce dell’attore, tenteremo di trovare le radici dei comportamenti, dei sentimenti e delle relazioni quotidiane e di tradurle in un linguaggio teatrale che le trasformi.

L’abiezione e gli angeli
Lavorando su quello che ognuno di noi percepisce come “abiezione” - nel movimento, nei suoni e nell’espressione verbale - vorremmo giungere - vincendo i naturali ostacoli della vergogna e del pudore e le difese accumulate dall’esperienza, e allo stesso tempo creando una forte solidarietà di gruppo - ad uno smascheramento tale da rendere ‘angeliche’ anche le peggiori espressioni dell’umano.
Il teatro ci permette di annullare qualsiasi pregiudizio moralistico e di trovarci di fronte a noi stessi, di essere in grado quindi di guardare la realtà con diversi occhi.
Naturalmente questo processo di conoscenza richiede lo studio mirato e l’acquisizione di tecniche specifiche di uso del corpo e della voce, che non sono mai disgiunte dal senso profondo della ricerca, ma ne sono parte integrante.
Il ricorso a testi di uno o più autori, non soltanto teatrali, è in via di definizione, e comunque non indispensabile alla prima fase dell’esperienza di lavoro. 
Ci sentiamo però di indicare - per motivi diversi ma in entrambi i casi attinenti allo studio che si intende svolgere - le opere di William Shakespeare e di Bertolt Brecht come riferimenti fondamentali del lavoro. 
Si chiede pertanto ai partecipanti di presentarsi all’inizio del laboratorio avendo letto almeno una tragedia o una commedia di Shakespeare e uno dei seguenti testi di Brecht:

  • L’opera da tre soldi
  • L’anima buona del Sezuan
  • La resistibile ascesa di Arturo Ui
  • Santa Giovanna dei Macelli
  • Madre Courage
ANGELI ABIETTI è uno studio sulle possibilità di trasformazione del corpo, della voce e delle emozioni dell’attore, a partire da stimoli di diversa natura (un testo teatrale, una poesia, il personaggio di un’opera teatrale o di un romanzo, ma anche una memoria o una fantasia personale).
Nel corso del laboratorio si lavorerà sui modi - differenti per ogni singolo individuo - di interpretare sentimenti, azioni e comportamenti, e di tradurli in una forma “espressiva” anche estrema che, partendo dal quotidiano e dal “naturale”, possa spingersi fino a un’idea di “limite”, sia esso ridicolo, orrido, osceno, inquietante, e via di seguito.
L’anatomia e la vocalità possono “trasformarsi” fino all’extraquotidiano, e l’indagine di queste zone remote o nascoste genera reazioni fisiche ed emotive inaspettate, sfruttando espressivamente le possibilità del corpo e della voce.
Partiamo dall’ipotesi che ognuno di noi porti dentro di sé il suo “mostro”.
La natura di queste mostruosità è certamente differente per ogni individuo, come le memorie, i sogni, le fantasie, le speranze.
Questa natura “mostruosa” non è legata ad una valutazione moralistica: per ognuno di questi “mostri” esiste la possibilità di essere anche “angelo”.
Tra questi due poli apparentemente opposti, cercheremo di riscoprire l’uomo, in quanto essere che esplora l’innocenza e la degradazione del proprio sentire, il suo lato oscuro ed il suo lato luminoso, e che sperimentando il fluire di questi stadi progressivi diventa “attore” attraverso l’esercizio del corpo, della voce e del sentimento e si libera del pudore di scoprire a se stesso e agli altri il proprio “mostro”, ma piuttosto gioca con le sue possibilità di espansione espressiva.
In questo modo, forse, l’attore avvicina l’uomo ad una visione del mondo diversa, dove il bene e il male non sono necessariamente così distanti e dove la loro riconoscibilità può essere inficiata da un dubbio.
Le tragedie di Shakespeare - fondate su sentimenti universali e validi in ogni tempo dell’uomo - e l’opera di Bertolt Brecht - con i suoi personaggi sopraffatti e sopraffattori e con le sue dirompenti implicazioni sociali - ci sembrano un interessante stimolo per un lavoro di questo genere.
Per l’attore del laboratorio - accanto all’esplorazione delle proprie possibili metamorfosi emotive, fisiche, vocali - si aggiunge la possibilità di contaminare il proprio percorso di “trasformazione” con le suggestioni di un personaggio o di una situazione drammaturgica.