ANTIGONE. SOLO

letture in frammenti intorno al mito di Antigone
di e con Elena Bucci

cura e drammaturgia del suono Raffaele Bassetti - assistente all'allestimento Nicoletta Fabbri
nella versione concerto le musiche originali sono eseguite dal vivo al violino e alla tastiera da Dimitri Sillato
produzione Le Belle Bandiere con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Russi

debutto: 2 maggio 2019, Museo Archeologico, Napoli

Inseguo il mito di Antigone attraverso il tempo, leggendo le parole di pietra di Sofocle, attraversando gli incubi quasi contemporanei di Anouilh e Brecht per ritornare, in una danza a cerchio, ai testi più antichi che ancora emanano il mistero e il fascino di un teatro parlato, cantato, danzato che riusciva a celebrare un rito di trasformazione del dolore in energia collettiva.

Grande tragedia di contrasti, l'Antigone di Sofocle mi ha colpito soprattutto per la straordinaria nettezza nell'affrontare un tema mitico ma di sconcertante attualità, messa in risalto dalla semplicità poetica di una lingua frammentata e lontana e tuttavia capace di attraversare i secoli, le mode, i mutamenti effimeri, senza nulla perdere dello splendore diretto della sua comunicatività e del suo andamento asciutto e ritmico che non sembra aspettare altro che la musica.
Entro nel mondo della tragedia greca guidata dalle suggestioni e dal mistero che la avvolge, dal fascino delle rovine, dalle domande intorno alla complessità di un linguaggio dove la parola è anche musica e gesto.
Racconto l'antica storia della lotta tra due fratelli per la supremazia, della pietosa sepoltura di Eteocle per mano di Antigone contro la legge del nuovo re Creonte. Ritrovo la dolce Ismene che vuole dissuadere l'irriducibile sorella, il fidanzato Emone che affronta con lucida passione il padre Creonte per difendere l'amata e le sue ragioni. Divento tutti loro, le guardie impaurite e attonite, il saggio veggente Tiresia, il coro che osserva, disquisisce, approva, disapprova.
Registrazioni, musica elettronica e suono ai sensori si miscelano alle parole e sorreggono, provocano, contrastano.
Rileggere la tragedia è anche un tentativo di ritrovare le fonti di un pensiero etico e politico che pare sbiadirsi di giorno in giorno e di tornare a riflettere sul mito come strategia di condivisione che unisce e crea una comunità.
Antigone è stata un vessillo di molti cambiamenti, lotte, nuove visioni, ribellioni ad un potere rigido e oppressivo. Mi pare che, in questo presente, questa storia sempre viva possa alludere anche alla necessità di interrogarsi su cosa siano le buone leggi, su quanto debbano abbracciare la complessità delle relazioni umane, su quanto sia importante fare tesoro delle tradizioni senza che diventino però una prigione, su come uno slancio coraggioso fino alla morte possa cancellare contrasti e inimicizie fino a portare un intero popolo ad una nuova e più ampia comprensione. Ritrovo in Antigone un pensiero caro e desueto: nessuno può togliere la libertà di rinunciare a tutto, anche alla vita, per difendere un credo, un'idea, un'utopia.
Il teatro garantisce la sopravvivenza di un rito collettivo attraverso il quale la comunità si ritrova a sentire e a pensare insieme, ad interrogarsi attraverso sollecitazioni non soltanto intellettuali o filosofiche, ma anche fisiche ed emotive: diventa così entusiasmante ritrovare queste parole come accadeva un tempo, in un luogo della natura, alla luce del tramonto, nel mutevole trascolorare dal giorno alla notte.
La tessitura del suono avvolge e racconta, come se fossimo presenti alla veglia per Antigone, alla veglia per il corpo di Polinice e a quella per molti altri insepolti che chiedono di non essere dimenticati, alla veglia per una nostra antica identità che vuole essere ritrovata.


foto Fabrizio Zucca


foto Umberto Favretto