CADUTO FUORI DAL TEMPO

dal testo di David Grossman edito in Italia da Mondadori
traduzione di Alessandra Shomroni

progetto, elaborazione drammaturgica e interpretazione Elena Bucci e Marco Sgrosso
musica eseguita dal vivo alla fisarmonica Simone Zanchini

regia Elena Bucci
con la collaborazione di Marco Sgrosso

disegno luci Loredana Oddone
cura e drammaturgia del suono Raffaele Bassetti
ideazione spazio scenico Elena Bucci, Giovanni Macis, Loredana Oddone
elementi di scena e costumi Elena Bucci e Marco Sgrosso
trucco e consulenza ai costumi Bruna Calvaresi
assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri

produzione Centro Teatrale Bresciano, TPE Teatro Piemonte Europa e ERT Emilia Romagna Teatro Fondazione
progetto a cura di Mismaonda
collaborazione artistica Le Belle Bandiere

direttore di scena e macchinista Giovanni Macis
fonico Raffaele Bassetti
elettricista Chiara Lussignoli
direzione tecnica Cesare Agoni e Giacomo Brambilla
scene realizzate nel laboratorio del Centro Teatrale Bresciano
responsabile della costruzione Michele Sabattoli
ufficio stampa Veronica Verzeletti
ufficio comunicazione Sabrina Oriani
foto di scena Marco Caselli Nirmal
video Stefano Bisulli
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“Caduto fuori dal tempo” è un testo che porta in sé un’intima e possente rivoluzione: in un’epoca dove si tollera con fastidio il lutto, Grossman si avventura con coraggio nel difficile viaggio dentro la morte e lo traduce in parole che riconosciamo autentiche e nostre.
Questo testo poetico destinato al teatro ci ricorda la funzione antica e profonda delle arti e l’importanza dei riti collettivi per la condivisone dei misteri del nostro passaggio nel mondo.
David Grossman ci offre la possibilità di risvegliarci dal torpore e dalla paura che ci inducono a rimuovere il pensiero della fine: tanto più se riguarda, come in questo caso, i figli, vivente speranza nel futuro.
Attraverso la scrittura trasforma il suo dolore personale in parola poetica e universale che cura e consola. Ci permette di vedere, dentro il nostro mondo colorato e rumoroso, la sua dimensione intima e silente, raccolta. Ci aiuta a riconoscere intatta la nostalgia e la mancanza di chi ci ha lasciato, per compiere il rito di saluto che permette di continuare la vita. Così, il lutto dei personaggi diventa il nostro lutto: in questo spazio fuori dal tempo che è il teatro si può diventare padri, madri e figli, bambini e vecchi, vivi e già vissuti: si aprono fessure impreviste, tagli di luce che appaiono e scompaiono come ricordi.
Ci ritroviamo simili nel dolore e nella speranza, vicini nell’esplorare la soglia tra vita e morte, tutti sospesi nello spazio magico dove ci celebrano i rituali, dove si ripetono i racconti della tradizione, le favole dei cantastorie, dove i nomi, le gesta, i fatti di ogni giorno, le frasi, i capitomboli, le scoperte di chi abbiamo perduto diventano epiche e mitiche, ripetute mille volte da chi resta, ridendo e piangendo. I racconti di esistenze tutte diverse e irripetibili diventano un grandioso romanzo corale.
Invochiamo ancora una volta il teatro come spazio della catarsi: dopo l’immenso lavoro della scrittura, la parola detta e vissuta provoca una nuova trasformazione del dolore e delle domande attraverso il respiro di tutti, pubblico e attori, sospeso nello stesso attimo, dal vivo, al presente. Insieme ci ritroviamo caduti fuori dal tempo e ritroviamo i perduti.
Soli e non più soli. (EB)
 
 
foto Marco Caselli Nirmal