CENERI ALLE CENERI

di Harold Pinter
traduzione Alessandra Serra

progetto, interpretazione e regia Elena Bucci e Marco Sgrosso

drammaturgia sonora e cura del suono Raffaele Bassetti - disegno luci Max Mugnai - assistenza al progetto Nicoletta Fabbri
produzione Le belle bandiere con il sostegno della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Russi

anteprima: 19 aprile 2027 - Teatro Comunale, Russi (RA) 


foto Claudio Ballestracci

Quando guardiamo dentro a uno specchio noi pensiamo che l’immagine di fronte a noi sia fedele. Ma muoviamoci di un millimetro e l’immagine cambia. Noi stiamo in effetti assistendo a un infinito gioco di specchi. Ma a volte uno scrittore deve rompere lo specchio – perché è dall’altra parte di quello specchio che la verità ci fissa. Io credo che nonostante gli enormi ostacoli che esistono, la risoluta, costante, tenace determinazione intellettuale di definire, come cittadini, la reale verità delle nostre vite e delle nostre società è un compito decisivo che incombe su noi tutti. Esso infatti è vincolante. Se una tale determinazione non si incarna nella nostra visione politica, non avremo nessuna speranza di ripristinare ciò che per noi è così prossimo ad essere perduto – la dignità dell’uomo. (“Arte, verità e politica - discorso tenuto in occasione del premio Nobel per la letteratura 2005” in Chiaro di luna e altri testi teatrali, traduzione e cura Alessandra Serra, Einaudi, Torino 2006)

Anni dopo l’allestimento de L’amante, torniamo alla scrittura tagliente di Harold Pinter e al suo sguardo lucido, capace di rivelare in modo diretto ma sempre velato di sottile ambiguità l’inquietudine sottesa all’apparente tranquillità delle convenzioni, dei riti e dei legami che contraddistinguono le società. Situazioni e dialoghi alludono a più misteriose possibilità di esistenza, intrecciando e ribaltando con maestria i riferimenti di tempo e di luogo e inquinando la normalità della comunicazione con elementi che cambiano le prospettive e i punti di vista. 
Così, dopo avere frequentato la villetta con giardino di Richard e Sarah, sprofondiamo in un altro interno in apparenza tranquillo, ma che si rivela poi un universo senza uscite. 
Il salotto in cui si muovono Devlin e Rebecca, impegnati in una amara indagine della compresenza di identità diverse da quelle apparenti e nella faticosa ricostruzione di un senso profondo e necessario dell’essere insieme, è cupo e minaccioso, ma allo stesso tempo riluce di una determinata e quasi catartica ricerca di verità. In questo interno borghese - quasi astratto, ma che Pinter immagina mutare con il degradare della luce del giorno - si intuisce un lungo e sofferto percorso nel tempo, tanto quello biografico dell’autore quanto quello dei personaggi da lui immaginati. Fino dalle prime battute si pongono le premesse di un conflitto inevitabile tra una donna che cerca di ricostruire il senso della propria esistenza attraverso i frammenti scomposti di una memoria precisa e lucida nei dettagli, ma spezzata e confusa da traumi dolorosi e mai accettati, e un uomo che, pur nella dichiarata volontà di aiutarla ad orientarsi e a ricostruire, instaura meccanismi di relazione contorti e sospetti che si avvicinano a quelli tra vittime e carnefici. 
Rebecca porta nella parola, nel volto e nel gesto la ferita di un passato oscuro; Devlin accoglie, cura e accarezza la sua sofferenza ma al tempo stesso sembra in qualche modo esserne coinvolto. E intanto il racconto dei traumi subiti da due individui, veri o presunti che siano, evoca la mostruosità irrisolta di un capitolo tragico della nostra storia recente che, invece di essere ricordato come monito, viene spesso rimosso perché altre violenze possano compiersi e ripetersi. La scrittura incisiva e sfuggente - che coniuga teatro, cinema e radiodramma - trattiene una densità che rende il non detto potente quanto le parole stesse e restituisce un ritratto folgorante del passato e del presente, sospeso tra ipocrisie e verità, coraggio e viltà, opposizione e connivenza con un potere che tende inesorabilmente a controllare le vite e il pensiero di tutti. Pinter ci stupisce ancora per la sua veggenza poetica, per le domande sempre aperte che pone con straordinaria lucidità e amore per l’umanità.