C'era una volta un re
esercizi di metamorfosi e di fantasia
ideazione e realizzazione Marco Sgrosso
“Nei tempi antichi, quando desiderare serviva ancora a qualcosa, c’era un re, le cui figlie eran tutte belle, ma la più giovane era così bella che perfino il sole sempre si meravigliava quando le brillava in volto…” (Fratelli Grimm, “Il principe ranocchio”)
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Nel corso della nostra lunga esperienza professionale e didattica abbiamo sperimentato, con sempre rinnovato stupore, come l’arte teatrale sia un formidabile strumento di comunicazione, conoscenza e trasformazione.
L‘apprendimento delle tecniche volte all’eliminazione degli ostacoli all’espressione individuale è condizione fondamentale e necessaria alla libertà creativa individuale e quindi allo sviluppo armonico della personalità.
Il teatro non è una medicina miracolosa ma aiuta a guardare in modo diverso se stessi, gli altri e il mondo, come pure ad acquisire fiducia nella propria capacità di sentire e trasmettere pensieri ed emozioni.
Ci sono molte vie e tecniche differenti per cominciare il proprio viaggio nel teatro.
Noi proponiamo quella che nasce dalla nostra diretta esperienza di lavoro, che si modifica, si trasforma e si arricchisce ogni volta che incontriamo un nuovo gruppo di persone.
Ci interessa garantire l’acquisizione di elementi utili a una propedeutica professionale, ma anche e soprattutto sollecitare nei partecipanti la massima autonomia di scelta e far loro sentire la necessità di impadronirsi della tecnica come strumento di espressività, aprire uno “spazio di libertà”, dove sia possibile fare emergere la propria creatività e metterla in relazione al gruppo di lavoro, sviluppando un modo vitale e sincero di fare teatro, perchè possa essere una via di conoscenza interiore piuttosto che una semplice pratica di “rappresentazione”.
Il nuovo laboratorio, come i precedenti, vuole essere sostanzialmente un viaggio creativo nelle capacità di metamorfosi individuali e collettive e uno studio sulle possibilità di trasformazione del corpo, della voce e delle emozioni dell’attore.
Partiremo dall’ipotesi che in ognuno di noi sopravviva il “bambino” che eravamo, e che questo bambino porti in sé – assieme alle memorie, ai sogni, alle speranze e alle fantasie - il suo “demonio” e il suo “angelo”, i lati oscuri e quelli luminosi.
Il lavoro del teatro ci consente di annullare qualsiasi valutazione moralistica e di osservare la realtà con occhi diversi, e l’esercizio fisico e mentale dell’attore avvicina l’uomo ad una visione del mondo dove bene e male non sono incompatibilmente distanti e dove la loro rigida classificazione può essere inficiata da un dubbio.
La richiesta che facciamo a coloro che vorranno condividere questo viaggio insieme è pertanto la disponibilità a ‘rovesciare le apparenze’, con la fiducia leggera di un gioco da inventare insieme.
Nel corso del laboratorio si lavorerà sul recupero della memoria dell’infanzia, sulla capacità di ‘evocare’ col racconto e con la fantasia universi reali e universi immaginari, e sul modo di tradurli in una forma “espressiva” magari anche estrema, che - partendo dal “naturale” - possa spingersi fino a un’idea di “limite”, sia esso grottesco, ridicolo, orrido, osceno o inquietante.
L’anatomia e la vocalità possono “trasformarsi” fino all’extraquotidiano, l’immaginazione ci fornisce la capacità di dare forma all’ “altro” da noi, e l’indagine di queste zone remote o nascoste può generare reazioni fisiche ed emotive inaspettate, sfruttando espressivamente le possibilità del corpo e della voce.
Come di consueto partiremo da alcuni testi di riferimento, che nel corso del laboratorio saranno modificati, adattati, riscritti e reinterpretati secondo l’evolversi naturale del lavoro, per giungere infine ad una “scrittura scenica” originale, forte dell’apporto individuale di ognuno dei partecipanti.
Quest’anno abbiamo scelto di lavorare sulle fiabe, che da sempre – attraverso storie di sovrani e principesse, draghi e serpenti, nani e giganti, apparizioni angeliche e stregonesche – raccontano le paure, le gioie, i desideri dell’uomo, in una dimensione onirica dove i confini tra il reale e l’immaginario sono spesso ambigui e inafferrabili.
Chiediamo pertanto ai partecipanti di leggere le Fiabe dei fratelli Grimm e le Favole di Anderssen, senza escludere la possibilità di lavorare su fiabe, racconti o brani di diari di propria creazione.
Indichiamo inoltre come letture che indirettamente potrebbero rivelarsi utili al lavoro due opere teatrali molto diverse, il Risveglio di Primavera di Franz Wedekind (per la sua riflessione sferzante sulla crisi dell’adolescenza e del rapporto tra le generazioni) e il Macbeth di William Shakespeare (per la compresenza nella Storia di un mondo reale e di un universo immaginario).
Chiediamo inoltre a ognuno di pensare a una musica, ad un dipinto, un disegno, un oggetto che li abbia emozionati e coinvolti, smuovendo ricordi, immagini e sensazioni, con particolare riferimento alla propria infanzia.
Non sarà trascurato il rapporto importantissimo di parola e azione con la musica, attraverso la collaborazione stabile collaborazione con Andrea Agostini, creatore di invenzioni e stimoli al pianoforte e alla fisarmonica. (Elena Bucci e Marco Sgrosso)
L‘apprendimento delle tecniche volte all’eliminazione degli ostacoli all’espressione individuale è condizione fondamentale e necessaria alla libertà creativa individuale e quindi allo sviluppo armonico della personalità.
Il teatro non è una medicina miracolosa ma aiuta a guardare in modo diverso se stessi, gli altri e il mondo, come pure ad acquisire fiducia nella propria capacità di sentire e trasmettere pensieri ed emozioni.
Ci sono molte vie e tecniche differenti per cominciare il proprio viaggio nel teatro.
Noi proponiamo quella che nasce dalla nostra diretta esperienza di lavoro, che si modifica, si trasforma e si arricchisce ogni volta che incontriamo un nuovo gruppo di persone.
Ci interessa garantire l’acquisizione di elementi utili a una propedeutica professionale, ma anche e soprattutto sollecitare nei partecipanti la massima autonomia di scelta e far loro sentire la necessità di impadronirsi della tecnica come strumento di espressività, aprire uno “spazio di libertà”, dove sia possibile fare emergere la propria creatività e metterla in relazione al gruppo di lavoro, sviluppando un modo vitale e sincero di fare teatro, perchè possa essere una via di conoscenza interiore piuttosto che una semplice pratica di “rappresentazione”.
Il nuovo laboratorio, come i precedenti, vuole essere sostanzialmente un viaggio creativo nelle capacità di metamorfosi individuali e collettive e uno studio sulle possibilità di trasformazione del corpo, della voce e delle emozioni dell’attore.
Partiremo dall’ipotesi che in ognuno di noi sopravviva il “bambino” che eravamo, e che questo bambino porti in sé – assieme alle memorie, ai sogni, alle speranze e alle fantasie - il suo “demonio” e il suo “angelo”, i lati oscuri e quelli luminosi.
Il lavoro del teatro ci consente di annullare qualsiasi valutazione moralistica e di osservare la realtà con occhi diversi, e l’esercizio fisico e mentale dell’attore avvicina l’uomo ad una visione del mondo dove bene e male non sono incompatibilmente distanti e dove la loro rigida classificazione può essere inficiata da un dubbio.
La richiesta che facciamo a coloro che vorranno condividere questo viaggio insieme è pertanto la disponibilità a ‘rovesciare le apparenze’, con la fiducia leggera di un gioco da inventare insieme.
Nel corso del laboratorio si lavorerà sul recupero della memoria dell’infanzia, sulla capacità di ‘evocare’ col racconto e con la fantasia universi reali e universi immaginari, e sul modo di tradurli in una forma “espressiva” magari anche estrema, che - partendo dal “naturale” - possa spingersi fino a un’idea di “limite”, sia esso grottesco, ridicolo, orrido, osceno o inquietante.
L’anatomia e la vocalità possono “trasformarsi” fino all’extraquotidiano, l’immaginazione ci fornisce la capacità di dare forma all’ “altro” da noi, e l’indagine di queste zone remote o nascoste può generare reazioni fisiche ed emotive inaspettate, sfruttando espressivamente le possibilità del corpo e della voce.
Come di consueto partiremo da alcuni testi di riferimento, che nel corso del laboratorio saranno modificati, adattati, riscritti e reinterpretati secondo l’evolversi naturale del lavoro, per giungere infine ad una “scrittura scenica” originale, forte dell’apporto individuale di ognuno dei partecipanti.
Quest’anno abbiamo scelto di lavorare sulle fiabe, che da sempre – attraverso storie di sovrani e principesse, draghi e serpenti, nani e giganti, apparizioni angeliche e stregonesche – raccontano le paure, le gioie, i desideri dell’uomo, in una dimensione onirica dove i confini tra il reale e l’immaginario sono spesso ambigui e inafferrabili.
Chiediamo pertanto ai partecipanti di leggere le Fiabe dei fratelli Grimm e le Favole di Anderssen, senza escludere la possibilità di lavorare su fiabe, racconti o brani di diari di propria creazione.
Indichiamo inoltre come letture che indirettamente potrebbero rivelarsi utili al lavoro due opere teatrali molto diverse, il Risveglio di Primavera di Franz Wedekind (per la sua riflessione sferzante sulla crisi dell’adolescenza e del rapporto tra le generazioni) e il Macbeth di William Shakespeare (per la compresenza nella Storia di un mondo reale e di un universo immaginario).
Chiediamo inoltre a ognuno di pensare a una musica, ad un dipinto, un disegno, un oggetto che li abbia emozionati e coinvolti, smuovendo ricordi, immagini e sensazioni, con particolare riferimento alla propria infanzia.
Non sarà trascurato il rapporto importantissimo di parola e azione con la musica, attraverso la collaborazione stabile collaborazione con Andrea Agostini, creatore di invenzioni e stimoli al pianoforte e alla fisarmonica. (Elena Bucci e Marco Sgrosso)