COME VOLA, AHIMÈ, COME VOLA IL TEMPO...

seminario residenziale

“Non so perché ma oggi mi sento tutta piena di luce…”
(da Tre sorelle, Anton Cechov)

percorsi verso la costruzione del personaggio
uno sguardo sulle creature di Cechov, Ibsen e Strindberg

ideazione e realizzazione Marco Sgrosso

Il teatro non è una scienza esatta. Alcune formule funzionano come la matematica ma può anche accadere, misteriosamente e meravigliosamente, che due più due dia tre e non quattro.
Altrove sarebbe un problema, in teatro questo inatteso disequilibrio può generare fiori rari.
L'esperienza maturata in molti anni di pratica sia sul palcoscenico che nella formazione mi hanno insegnato a diffidare di formule valide per tutti.
L’attore porge e dona allo spettatore innanzitutto il suo vissuto e il suo pensiero.
Non credo perciò a un metodo di insegnamento ‘universale’: la ricchezza creativa di un attore si fonda sulla messa a fuoco delle sue capacità e della sua individualità specifica, la formazione avviene attraverso un percorso progressivo di scoperta e di sapienza, attraverso una magica rielaborazione continua degli stimoli raccolti durante gli incontri e l’evolversi delle emozioni, che alla fine porta all’autoconsapevolezza e, nel migliore dei casi, ad una scelta di stile.
Penso che sia fondamentale affidarsi, nel momento della crescita, a qualcuno che ci prende per mano e ci accompagna alla scoperta di qualcosa di segreto, magari di nascosto o di ancora informe e insicuro, ma è altrettanto importante evitare l’imitazione di modelli sterili ed essere in grado di selezionare, tra le indicazioni suggerite, quelle più pertinenti alla propria natura, riuscire cioè a ‘personalizzare’ la trasmissione delle esperienze.
Il lavoro che proporrò in questo percorso verso la costruzione del personaggio cercherà quindi, come sempre cerco di fare, di stimolare l’apporto individuale di ogni allievo-attore.
Per questa avventura con coloro che vorranno viaggiare insieme a me alla ricerca di una metodologia per affrontare la costruzione del personaggio - cercando di scandagliare quello che si vede e quello che resta più segreto; immaginando il passato e il futuro di creature che incontriamo ad un certo punto delle loro vite implicate in vicende in bilico tra felicità e sofferenza, gioia e dolore, nostalgia e speranza; provando a lasciarci attraversare dai loro sentimenti ma al tempo stesso di regalare a loro il nostro modo di esprimere emozioni e pensieri – ho scelto tre autori che amo molto per ragioni diverse e che sono accomunati dall’appartenenza ad un’epoca storica in cui lo sguardo - audace o timoroso che sia– verso il ventaglio insondabile dei tanti “io” che ognuno potenzialmente porta in sé, ha avuto un risalto particolare, anche grazie agli studi rivoluzionari della nuova scienza dell’anima, indagata da Sigmund Freud e da molti altri suoi colleghi/discepoli/rivali, assieme e dopo di lui.
Sempre in mirabile equilibrio tra profondità e leggerezza, Anton Cechov ci offre ritratti di anime appartenenti ai più diversi ceti sociali, uomini e donne destinati a sbriciolarsi nella monotona cantilena di una volontà apatica e svuotata di ogni capacità di azione, così umani e così veri a dispetto della loro lontananza storica e geografica da essere specchio possibile per ognuno di noi. E attraverso le figure indimenticabili di signori, servitori, sorelle, figli e figlie, madri e matrigne, militari, attrici, contabili, maestre, professori e scrocconi, ci restituisce il quadro di un’umanità ricchissima, sofferente e speranzosa, divertente e divertita, in un delicato equilibrio tra il comico e il tragico.
Con diverso estro sublime, Henrik Ibsen descrive il tormento di anime ingabbiate nelle proprie ossessioni, braccate dai fantasmi di un passato che grava sul presente con il peso di colpe che si tramandano di generazione in generazione, ossessionate dal pensiero di avere commesso errori imperdonabili per affermare il proprio diritto alla felicità. Ma questo carico fortemente drammatico è attraversato da squarci di livida comicità, grazie al tratto spietato con cui l’autore tratteggia la vulnerabilità, la tenerezza e la meschinità dei suoi personaggi.
Più aspro e tagliente, tormentato e feroce, perennemente insaziato come le sue creature, August Strindberg ci accoglie in un universo sempre sull’orlo dell’abisso esistenziale, spaccato dalla convinzione che l’odio è più potente dell’amore e che il sacrificio non è mai garanzia di assoluzione. Impera, nei testi di questo autore spietatamente moderno, il contrasto (in lui per primo inappagato) tra la sensibilità femminile e quella maschile, in una corsa nichilista e priva di spiragli verso un inarrestabile declino della pace.
Accomunati tutti dall’incapacità di definire con serenità un bilancio limpido tra rimpianti, nostalgie, rimorsi, speranze, aspirazioni e ribellioni – e in questo così vicini a ciò che noi per primi siamo incapaci di capire – il carattere malinconico e buffo dei personaggi cechoviani, la ricchezza di implicazioni psicologiche di quelli ibseniani e la selvaggia vitalità crepuscolare di quelli strinberghiani consentono un ampio viaggio creativo nelle capacità di metamorfosi individuali e uno studio sulle possibilità di trasformazione del corpo, della voce e delle emozioni dell’attore, aprendo l'indagine ai lati più oscuri come a quelli più luminosi.

Il lavoro partirà da alcuni testi di riferimento per giungere ad una “scrittura scenica” originale, forte dell’apporto individuale di ognuno dei partecipanti.
È condizione auspicabile per partecipare nel modo migliore al laboratorio la lettura di almeno tre delle seguenti opere:

Anton Cechov: Il gabbiano - Tre sorelle - Zio Vanja - Il giardino dei ciliegi
Henrik Ibsen: Spettri - Casa di bambola - Rosmersholm - Hedda Gabler - J.G. Borkmann
August Strindberg: Il pellicano - Il padre - Creditori - La signorina Giulia - Danza macabra


È necessario un abbigliamento comodo per gli esercizi fisici e per lavorare sul pavimento.
Può essere utile portare abiti, accessori e oggetti attinenti ai personaggi e alle atmosfere. Invito i partecipanti a portare anche eventuali brani musicali che li entusiasmino in modo particolare e strumenti musicali che sappiano suonare.
La durata del laboratorio è di 6 giorni per un gruppo di massimo 15 partecipanti.
Il tempo di lavoro di ogni giornata è compreso tra le 5 e le 6 ore.
Gli orari di lavoro potranno eventualmente essere concordati insieme.