DELIRIO A DUE

anticommedia
di Eugène Ionesco
traduzione Gian Renzo Morteo

regia e interpretazione, scene e costumi Elena Bucci e Marco Sgrosso

drammaturgia del suono Elena Bucci, Raffaele Bassetti - luci Loredana Oddone - cura del suono Raffaele Bassetti - macchinismo e direzione di scena Giovanni Macis, Viviana Rella - assistenza e cura Nicoletta Fabbri
produzione Centro Teatrale Bresciano
in collaborazione con Le Belle Bandiere e TPE Teatro Piemonte Europa
 
direzione tecnica Cesare Agoni, Giacomo Brambilla - lampade Claudio Ballestracci - scene realizzate da Giovanni Macis e Michele Sabattoli - ufficio stampa e comunicazione Veronica Verzeletti, Sabrina Oriani - foto Marco Ghidelli, Patrizia Piccino - video Stefano Bisulli 
si ringraziano il Comune e il Teatro Comunale di Russi

debutto nuova edizione: 5 ottobre 2020, Teatro Sociale, Brescia

Note di regia
I protagonisti di questo travolgente scherzo teatrale di Eugène Ionesco non hanno un nome proprio, sono Lui e Lei, sono archetipi, incarnano meraviglie e orrori dell’essere due, contraddizioni e conforti dell’essere coppia e dell’essere soli. Hanno bisogno di mettere continuamente alla prova il loro legame e non trovano altra via per amarsi e sopravvivere che dare la colpa l’uno all’altro di ogni mistero della vita come il dolore, la morte, il tradimento. Si illudono così che potrebbero non esistere affatto, se soltanto lo volessero. Attraverso questo meccanismo, si chiudono in un eterno presente, una navicella di sicura inconsapevolezza che li traghetta attraverso l’esistenza. Soltanto i crolli e le esplosioni, pur sfiorando il grottesco, fanno presagire l’esistenza del tempo e della storia e il frantumarsi del mondo occidentale che Ionesco profeticamente disegna.
I ridicoli battibecchi di Lui e Lei sono accompagnati dal controcanto di una guerra civile che divampa fuori del nido dove si consuma la vacua esistenza degli amanti, indifferenti alle bombe, alle sparatorie e alle stragi, quasi rassegnati al crollo di soffitti e pareti. Questo esterno negato rende tragicomico, e a tratti tenero, il loro dialogo intriso di ripetizioni rituali e non sensi, meccanismo inceppato che gira a vuoto, ma rassicura. L’appartamento è disseminato di trappole e percorsi cifrati, come dentro un gioco di ruolo che diventa reale. Lui e lei si sfidano con stratagemmi sciocchi, come spegnere la luce, cambiare di posto i mobili, confondere le informazioni. Mentono e rivelano, per ingannare angoscia e tempo.
Ci raccontano la paura della solitudine, il bisogno di qualcuno che attesti la loro esistenza, l'irresistibile forza comica nascosta dentro le piccole tragedie quotidiane che spesso, nella loro apparente gravità, impediscono di allargare lo sguardo. Appaiono come fragili esseri alla ricerca di un senso e perennemente in attesa di una felicità perduta o rimandata. Misurano la reciproca resistenza, per essere certi della permanenza dell’altro finché morte non li separi.
Si dice che i dialoghi tra innamorati annoino, mentre - dalle comiche di Laurel e Hardy ai film di Woody Allen - i litigi di coppia fanno tanto ridere. In un presente che ci vede sempre più soli con le macchine giocattolo che abbiamo ideato, Lui e Lei ci confermano la necessità della commovente, ridicola, insostituibile ricerca della vicinanza profonda con un altro essere umano, con il quale si possano condividere peso e gioia dell’essere al mondo.
 


foto Marco Ghidelli


debutto prima edizione: 9 aprile 2013, Teatro Astra, Torino

DELIRIO A DUE anticommedia
di Eugène Ionesco, traduzione Gian Renzo Morteo
regia e interpretazione, scene e costumi Elena Bucci, Marco Sgrosso
drammaturgia del suono Elena Bucci, Raffaele Bassetti - luci Loredana Oddone - suono Raffaele Bassetti - direttore di scena Giovanni Macis - lampade di scena Claudio Ballestracci - sarta Marta Benini - grafica Alvaro Petricig - foto Patrizia Piccino, Enrico Nensor
produzione Fondazione Teatro Piemonte Europa - Le Belle Bandiere
in collaborazione con Regione Emilia Romagna e Provincia di Ravenna e con il sostegno del Comune di Russi
 
Note alla prima edizione
Giochiamo con una nuova coppia, sospesa tra le apparenti convenzioni di un naturalismo borghese e un acrobatico equilibrismo sul filo di un assurdo che assomiglia sempre di più alla realtà. E non è certo un caso se i protagonisti dell'irresistibile scherzo teatrale di Eugène Ionesco non hanno nemmeno più un nome proprio, ma sono soltanto Lui e Lei...
Lui e Lei che si cercano continuamente, dove però sanno che l’altro non è.
Hanno bisogno di sapere di non essere soli, ma non possono sopportare una comunicazione diretta e autentica che non passi attraverso la colpevolizzazione dell’altro per dare una ragione ai misteri della vita.
Il dolore non è una cosa che ci attraversa tutti e che ci lascia sgomenti, ma è sempre colpa di Lui o di Lei. Così la morte, il tradimento, così ogni cosa che non vogliamo o non riusciamo ad accettare.
Attraverso questo meccanismo Lui e Lei sono chiusi in un eterno presente, in una navicella di sicura e riconoscibile inconsapevolezza che li traghetta attraverso l’esistenza.
Soltanto i crolli e le esplosioni che sentiamo da fuori ci fanno sentire, con evidente, comica, tragica verità, come la commedia umana sia fatta di cadute e rinascite, crescite e dissoluzioni di intere civiltà, al di là del mito di progresso del mondo occidentale, che già Ionesco, profeticamente, disegnava in preda ad un terrorismo ideale e reale, per noi ancora molto difficile da comprendere.
Il fatto che i personaggi siano soltanto due sembra solo un’illusione: in realtà in scena abbiamo anche lui, l'autore, e cioè il suo sguardo e la sua partecipazione di uomo di teatro che ha saputo vedere fin dai primi segni la frantumazione di una società che si auto-celebrava appagata e felice.
In realtà, in scena, abbiamo anche il pubblico, come sempre accade nei grandi testi che riescono con maestria a riflettere il presente. Il numero dei presenti è però sempre pari: non ci sono figli che proiettino all’esterno i meccanismi della coppia o li trasformino, non ci sono scorrimenti di tempo o evoluzioni.
Siamo sempre al presente, a prescindere dalle epoche nelle quali leggeremo queste parole.
La naturalezza con la quale Ionesco tratteggia dialoghi e situazioni della coppia chiusa in se stessa, non solo resiste al tempo rivelando l’arte del grande autore che ha affinato il suo talento a contatto con le compagnie e gli attori, ma diventa uno strumento formidabile di analisi e di critica attraverso la risata e l'ironia, come fa Molière, come fa Goldoni.
Simulacri di una monade sdoppiata, confinati senza respiro ad una coercizione coatta dei propri meccanismi senza via d'uscita, sospesi nella fragile stabilità di un comodo e annoiato ménage coniugale senza emozioni e senza problemi urgenti, Lui e Lei si costringono con reciproco gusto e inesausta caparbietà ad un rischioso – per quanto divertente – gioco al massacro, nel tentativo di una reciproca supremazia, condotto con quell'ancora stupefacente levità di stile della scrittura di Ionesco, che non vuole dissimulare l'inquietudine amara che scorre sotto la leggerezza apparente tra le parole, e soprattutto oltre le parole.
I ridicoli battibecchi di Lui e Lei sono accompagnati dal controcanto ossessivo di un crollo universale: una guerra civile infiamma al di fuori del nido protetto dove si consuma la vacua esistenza dei coniugi, impermeabili alle bombe che esplodono, alle sparatorie e alle stragi che riecheggiano nella via, alle pareti e ai soffitti che crollano, testimonianza di un mondo esterno in profonda crisi che sta andando in frantumi di fronte all'impellenza di una metamorfosi necessaria.
E questo esterno negato – così pieno di senso e pertanto avvertito come elemento di disturbo – rende tragicomico e quasi inopportuno un dialogo intriso di banalità senza tregua, un'eloquenza logorroica fine a se stessa, che denuncia in modo spietato il suo meccanismo inceppato che continua a girare a vuoto.
Apparentemente non parlano di niente di importante se non per loro, ma in realtà ci raccontano della paura della solitudine, della necessità di avere accanto un altro essere che testimoni della nostra esistenza, dell'irresistibile forza comica nascosta dentro le tragedie quotidiane che a tratti ci sembrano tanto importanti da impedirci di allargare lo sguardo al resto del mondo.
Attraverso il virtuosismo linguistico Ionesco ci offre un divertimento con toni da varietà che maschera inquietudini e solitudini, esistenze senza scopo e pensieri senza fondamento. Le parole diventano suono puro in un gioco irrefrenabile di assonanze, mutilazioni, rime sghembe, fonemi ingoiati o masticati, scherzi irriverenti, accostamenti arditi.
Il dialogo diventa musicale, l'assurdo stempera la piattezza di un naturalismo solo apparente, e Ionesco si pone come capostipite di una scrittura libera e ardita, svincolata dalla logica comune, precisa come una partitura, che riecheggia in altri brillanti autori, da Campanile a Queneau, da Labiche ad Alfred Jarry, fino all'esempio fulgido e recente di Alan Bennett, che nel suo esilarante "Nudi e crudi" sembra quasi proporre un possibile seguito di tante coppie nate dalla fantasia di Ionesco.
Così i due coniugi di "Delirio a due" ci appaiono quasi automi autistici, marionette inceppate, conchiglie vuote alla ricerca di un perché della vita, di un senso assoluto, continuamente in bilico tra tragico e grottesco, perennemente in attesa di una felicità rimandata, e ci ricordano un po' le creature reali ma assurde di un film di Jacques Tati.
Il palcoscenico diventa l’appartamento di Lui e Lei, le quinte le pareti, i fuori scena sono le stanze che non vediamo, il graticcio è un soppalco nel quale stanno nascosti gli effetti personali.
Ognuno di questi luoghi è disseminato di trappole e di percorsi cifrati, come se si fosse dentro un gioco di ruolo, che si rivela poi reale.
Lui e lei sono avatar e con le loro cuffie e i loro meccanismi ripetitivi credono, come spesso accade nei rapporti di lunga data, di vedere nitidamente cose che chi li guarda non vede affatto.
Mettono in difficoltà l’altro con stratagemmi sciocchi, come spegnere la luce, cambiare di posto i mobili, confondere le informazioni. Mentono e rivelano, per ingannare angoscia e tempo.
Provano la reciproca resistenza, per vedere se possono davvero fidarsi della permanenza dell’altro finché morte non li separi. Si dice che i dialoghi tra innamorati annoino, mentre – dalle comiche di Laurel e Hardy ai film di Woody Allen – i litigi di coppia fanno tanto ridere... proviamo a sentire e ricreare in teatro proprio questo, con gli strumenti e le immagini di un presente che ci vede sempre più soli con le macchine giocattolo che abbiamo ideato: la commovente, ridicola, insostituibile ricerca della vicinanza profonda con un altro essere umano, con il quale cerchiamo di condividere peso e gioia dell’essere al mondo. (EB-MS)
 
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foto Patrizia Piccino