Dietro la porta chiusa
Giunto al nono laboratorio di trasmissione di esperienze teatrali per il Cimes dell’Università degli Studi di Bologna, ho pensato di lavorare sul tema dell’inconscio, dell’ignoto, con uno squarcio della fantasia su tutte quelle creature o figure che popolano – spesso in timido silenzio – le nostre paure più segrete.
Il silenzio, il buio, il sonno – e a volte anche la solitudine – ci aprono dimensioni ‘altre’ dalla quotidianità di un vissuto che si va facendo sempre più frenetico e sembra non lasciarci il tempo e lo spazio per riflettere su quella parte dell’esistenza che sfugge ai tempi della stessa quotidianità.
Accade allora che in queste diverse dimensioni il nostro animo possa finalmente distendersi e accade anche che possano proliferare quei sentimenti e quelle pulsioni che nelle situazioni coscienti restano sottesi, ma non per questo scompaiono da noi...
Alcuni anni fa, sognai che dovevo combattere con un’enorme blatta, che superava ogni dimensione realistica conosciuta. In un misto di terrore e strana e spaventosa attrazione, lottavo per sfuggire al ‘mostro’ e alla fine riuscivo a schiacciarlo... Ancora mi sembra di percepire il suono della crosta che si spaccava, ma nella “vittoria” mi sentii improvvisamente annegare nel liquido denso che usciva dal mostro sconfitto, e – paradossalmente – questo sprofondare era terribile ma anche dolcissimo, quasi un viaggio soave in un fiume ignoto.
Mi sono svegliato con un sentimento misto di schifo, orrore e piacere, e mi sono spesso domandato che cosa quel sogno volesse dirmi. Mi sono dato diverse spiegazioni, tutte in qualche modo legate alla mia vita, alle mie fantasie, alle mie paure, ma credo di non avere ancora trovato la risposta definitiva.
Come già sperimentato nel laboratorio dello scorso anno, in cui con gli allievi del Cimes avevo lavorato sul tema della Follia, accade nella nostra vita parallela che l’Ignoto appare spesso “travestito” sotto forme inattese. Mi sembra quindi che possa essere interessante un lavoro collettivo con gli allievi del Cimes - già conosciuti oppure ‘nuovi’ – che si interroghi sulle paure e sulle fantasie che accompagnano, nascoste, la vita apparente e credo che – come sempre – lo strumento del Teatro possa contribuire a squarciare qualche velo e a insinuare interrogativi utili.
Come è prassi anche dei precedenti laboratori condotti per il Cimes su testi o autori teatrali di riferimento, il risultato sarà una scrittura scenica originale, basata sull’apporto individuale degli allievi-attori. Il laboratorio prevede in conclusione una “open-class” o, se i tempi e i risultati del lavoro lo consentiranno, una prova aperta finale.
(Marco Sgrosso)