LA FONDAZIONE

(i colori di Raffaello)

di Raffaello Baldini
con Pier Paolo Paolizzi

Serra Teatro


… ecco, a me mi piaciono molto i cespugli, ch’e’ pèr gnént un cespuglio, una siva, e invece no, è una cosa per me piena di vita, è una specie di città, parchè dréinta u i è tènt’ad cla roba, magari u i è ènca de marugòun, sagli amòuri, o u i è cal paléini culurèdi, ròssi, zali, e mè tic tic tic tic, viene fuori una pitura, insomma sono delle cose che a me mi piaciono, lo dico senza falsa modestia, mo a n n’ò, quést, mi méur ènca tagli èlti cambri, l’è tótt quèdar ch’a i ò fat mè…

Quando nell’aprile 2004 al Teatro del Mare di Riccione, Raffaello a sorpresa lesse queste pagine appena finite di scrivere, l’emozione fu quella di essere davanti a un dipinto, ad una specie di polittico che riassumeva tutta la sua esperienza poetica. Il quadro che si aveva davanti agli occhi richiamava gli incontri, le letture, gli sguardi di tanti anni; trovarseli davanti tutti insieme donava loro una nuova profondità fatta di sfumature emerse in modo ancora più forte nella relazione interna. Una “pitéura” insomma, fatta di ironia, dolcezza, malinconia, arguzia, tenerezza, drammaticità, secchezza, fatta anche di quell’apparente distacco che Raffaello metteva nella lettura, capace di rendere i suoi testi così universali.
Nel pensare di prendere in mano teatralmente “La Fondazione”, l’utopia e la sfida a un tempo, sono quelle di riuscire a far vivere l’insieme di quelle sfaccettature, individuando nella loro fusione il carattere dell’opera teatrale, consapevoli, anche, che la loro qualità è profondamente connessa al dialetto di Santarcangelo, lingua nella quale sono espresse.
Nel testo solo in un punto chi parla si colloca fisicamente in un luogo preciso, dove il narratore racconta dei suoi quadri. Qui la nostra immaginazione diventa vivida perché scopriamo improvvisamente di essere dentro una specie di “atelier” in cui ci perdiamo in mezzo a cavalli - che son davvero dei cavalli, a fiumi - che son davvero dei fiumi, a figure, a tramonti, a piccoli laghi, a vecchi casolari con tre o quattro pioppi, ma soprattutto a numerosi cespugli, perché – ecco, a me mi piacciono molto i cespugli… Eccoci dunque immersi nei colori. Le immagini del pittore echeggiano le infinite tensioni emotive delle parole del poeta. Un po’ storditi, intraprendiamo questo viaggio, protesi a percepire tutte le sfumature dei colori di Raffaello, poeta e pittore.
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Un grazie a Nicoletta Fabbri, Paola Baldarelli, Stefano Bisulli, Fabio Biondi, Marco Sgrosso, Daniela Piccari, Angelo Sintini.
Un grazie speciale a Elena Bucci.