Leggende da un tempo antico
ideazione e realizzazione Marco Sgrosso
“... era previsto che la città degli specchi sarebbe stata spianata dal vento e bandita dalla memoria degli uomini... perché le stirpi condannate a cent'anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra” (da Gabriel Garcia Marquez, “Cent'anni di solitudine”)
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Giunti al settimo laboratorio di trasmissione di esperienze teatrali curato per il Cimes, abbiamo scelto quest'anno di lasciarci ispirare nel lavoro dall'opera di un grande narratore, Gabriel Garcia Marquez, premio Nobel 1982 per “Cent'anni di solitudine”, un romanzo che ha avvinto e stregato la fantasia di molte generazioni.
Nella scrittura visionaria, rutilante e surreale di Marquez abbiamo infatti colto una potente ed immediata carica teatrale, e negli straordinari personaggi dei suoi romanzi e dei suoi racconti una grande ricchezza di spunti per la costruzione di personaggi buffi e terribili, in cui la componente popolare si intreccia a quella fantastica.
La narrazione di Marquez – pur strettamente calata nell'universo latino in cui nasce e da cui trae la sua potenza di immagini e situazioni – affronta, con tono ora ironico ora drammatico e certamente mai banale, temi a noi ancora molto vicini, come accade per tutte le grandi opere 'classiche'.
La fondazione e la costruzione di Macondo, città ideale e impossibile, i ritratti grandiosi di uomini e donne in bilico tra il reale e l'immaginario, lo scontro-fardello e la grande eredità sanguigna delle generazioni, il gusto epico di una narrazione di "eventi" in cui mito e fantasia si intrecciano senza confini precisi, la presenza inquietante o confortante dei fantasmi, la celebrazione della Guerra e la speranza della Pace... e poi vittorie, sconfitte, credenze magiche e fede religiosa, odio e amore, risate e lacrime, matrimoni, adulteri, nascite miracolose e morti epiche, improvvise partenze e grandi ritorni... insomma tutte le tappe eterne dell'esistenza umana sulla terra, inserite in una cornice quasi mitologica da grande poema tragico e grottesco al tempo stesso: un universo complesso e ricchissimo che – unito ad una Natura animata e partecipe degli eventi umani – riflette il cammino faticoso e gioioso sulla terra di una umanità 'assoluta', felice o sofferente, incattivita o generosa, caparbia o mutevole ma comunque sempre emotivamente vera e grandiosa.
In quest'ottica, il carattere fortemente marcato dei personaggi di Marquez e le situazioni sempre al limite della credibilità e del naturalismo consentono infinite possibilità creative per un lavoro di “metamorfosi” sia individuale che collettiva.
L'opera di Marquez sarà – come sempre – soprattutto uno spunto per interrogarsi sul senso e sul valore della memoria, sulla forza emotiva della narrazione epica, sui confini tra il reale e l'immaginario, attingendo tuttavia alla propria storia e a ricordi personali da parte dei partecipanti al laboratorio.
Come è ormai nostra prassi di lavoro, partiremo infatti dal capolavoro di Marquez – come anche da altri eventuali testi di riferimento – per giungere a una scrittura scenica originale, basata sull’apporto individuale degli allievi-attori.
Come ogni anno, il lavoro creativo del laboratorio sarà coadiuvato dalla presenza consueta di Andrea Agostini, creatore di invenzioni e stimoli al pianoforte e alla fisarmonica.
Chiediamo pertanto ai partecipanti di leggere innanzitutto "Cent'anni di solitudine", e poi altri romanzi o racconti di Gabriel Garcia Marquez o di altri autori, non necessariamente della narrativa sudamericana ma comunque attinenti allo spirito del lavoro, e le opere teatrali di Federico Garcia Lorca "Nozze di sangue" e "La casa di Bernarda Alba".
(Elena Bucci e Marco Sgrosso)