LETTERA AL MONDO

prove di libertà del pensiero
regia, drammaturgia e interpretazione Elena Bucci

disegno luci Loredana Oddone, Max Mugnai - musica originale dal vivo al pianoforte e violino Dimitri Sillato - suoni Franco Naddei/Raffaele Bassetti
produzione Contemporanea Festival Prato / Le Belle Bandiere con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Russi

debutto: 25 settembre 2019, Teatro Magnolfi, Prato

Mi sorprendo spesso a monologare in dialogo con il mondo: parlo con popoli lontani, con il mio, con i politici, con gli scrittori, con gli artisti, con le persone amate, vive e morte, parlo con quelli che incontro, immagino pensieri e parole di chi non ha potuto e non può esprimersi. Cresce sempre più il desiderio di raccontare e testimoniare, perché forse anche la mia nota può servire alla musica sgangherata del globo.
In questo momento tanto delicato del nostro cammino, dove mi pare che le scelte di ogni individuo possano inclinare da una parte o dall’altra la bilancia che regola la vita stessa del pianeta, scrivo attraverso il tempo e lo spazio una lettera al mondo piena di domande, a più voci, danzando, cantando, per colmare silenzi miei e altrui, per trasformare in drammaturgia il borbottio quotidiano che mi rigenera e mi chiarisce.
Nella lettera trovano posto il mio applauso di spettatrice incantata dalle meraviglie che ogni giorno si manifestano ai miei occhi, se solo mi concedo il tempo di guardarle, il dialogo ininterrotto con le persone, con il mondo naturale e con quello costruito dall’uomo, il rammarico inquieto per le ferite che riusciamo ad infliggere alla nostra stessa casa e ai nostri fratelli, le domande alla storia, alla politica e agli stessi artisti.
Cosa può la nostra mite, anacronistica e fragile arte contro l’avidità senza misura, contro l’ingiustizia e la violenza? Cosa deve inventare, cosa può scrivere nella sua lettera al mondo che apra alla speranza?
Mi immedesimo in tutto quello che con passione osservo, fosse una mela, una margherita testarda che cresce nel cemento, una medusa, gli esseri umani che comprendo e quelli che non comprendo. Immagino di costruire una navicella per viaggiare nel tempo e nello spazio e arrivare ad interrogare i fantasmi, le presenze leggere, i vivi e i morti.
Mi hanno risposto molte voci, sussurrando, cantando, danzando.
Incontro i teatranti di un tempo, dai sacri officianti in coturni, ai poliedrici comici dell’arte fino alle compagnie all’antica italiana di ieri, che mi parlano del teatro come luogo insostituibile di elaborazione collettiva del pensiero e delle emozioni, ritrovo le donne che mi hanno ispirato gli spettacoli, famose e non famose, le maestre, i maestri, artisti illustri che attraverso la loro opera e la loro vita mi illuminano la strada e persone che non hanno mai avuto fama né voce, ma la cui vita è per me un atto di poesia concreta che ancora mi ispira.
Ho immaginato un alter ego con il naso da clown ma che clown non è, che può attingere all’autobiografia e all’invenzione per poter affrontare, sempre a tempo di musica e quasi danzando, gli argomenti più densi, a partire appunto dal ruolo dell’arte in questo mondo in trasformazione.

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