Lucide follie

la verità sublime dei matti

Per questo ottavo laboratorio di trasmissione di esperienze teatrali per il Cimes dell’Università degli Studi di Bologna, ho scelto di lavorare sul tema della follia, che mi sembra rispecchiare una sintomatica caratteristica del tempo disordinato e frenetico che stiamo vivendo e al tempo stesso si riallaccia ad un’antica figura di tempi remoti. 
Siamo abituati a considerare ‘folli’ tutti coloro che – in un modo o nell'altro – sfuggono alle regole codificate del comportamento civile, uomini e donne che rovesciano pericolosamente le certezze tranquillizzanti che ci consentono di vivere senza troppi dubbi e di condurre un’esistenza pianificata al riparo da scomodi interrogativi che ci costringerebbero a una visione più critica dei meccanismi della convivenza collettiva. 
Spesso con eccessiva leggerezza, diviene automatico giustificare la rottura degli equilibri consolidati da parte di qualcuno che non può o non vuole adeguarsi alle regole preposte dicendo: “Ma è pazzo!”, e con minore facilità ci interroghiamo sull'effettiva stabilità di quegli equilibri. 
Certamente, regole comuni sono necessarie per evitare l’anarchia dei comportamenti individuali e allo stesso tempo per costruire universi di riferimento che ci proteggano dalla paura dell’Ignoto, dalla possibile ferocia reciproca, dalla sopraffazione inconsulta di quel nucleo animale che – nonostante ogni sforzo di civilizzazione – alberga nell’essere umano.
Eppure, accade frequentemente che, quanto più le norme del comportamento sono imposte da strategie che – dietro il paravento di un'ispirazione democratica – celano un’insana necessità di controllo delle coscienze e delle emozioni, tanto più gli involucri si rivelano fragili, i meccanismi si inceppano, e l’Ignoto riappare “travestito” sotto altre forme...
Sin dalle più antiche leggende, il “matto del villaggio” come il “fool” del sovrano è portatore di verità che non si possono dire, ed è precisamente la sua condizione di essere dalla “mente esplosa” che consente a lui e soltanto a lui di squarciare il velo fasullo delle verità retoriche.
Il grande Shakespeare ci insegna che, nella spartizione del regno di un grande sovrano, le melliflue e false dichiarazioni di amore hanno un peso maggiore di parole sincere e prive di orpelli, anche se poi le grandi solitudini sono accompagnate nel cammino verso il tramonto appunto da menti semplici...
Tutto questo può apparire banale e scontato, ma credo che interrogarci sul senso e sul valore della follia nel contesto collettivo sia un'occasione per cercare di comprendere con una maggiore apertura emotiva e intellettiva il mondo in cui viviamo.
Ai cervelli che spostano le coordinate di riferimento, alle menti “esplose”, è consentito portare alla luce le contraddizioni sociali, le menzogne travestite, le emozioni oppresse, e in un mondo che sempre più velocemente e con scarsa consapevolezza viaggia verso un sogno di super progresso, avviene che i figli uccidano padri e madri, i fidanzati le future spose, le madri i figli neonati o che gli adolescenti facciano stragi immotivate nelle loro scuole e che insospettabili mariti chiudano le mogli nei cassonetti dell'immondizia, mentre le strade delle metropoli abbondano di uomini e donne di età varia che parlano da soli, insultano i passanti, denunciano urlando senza ritegno e in luoghi inopportuni storture, ingiustizie e violenze delle istituzioni o di altri colpevoli non ben identificati. E sono tutti “matti”... o siamo un po' “matti” anche noi?
Immagino un lavoro collettivo con i ragazzi che mi seguiranno in questo breve ma spero intenso percorso di indagine sui Fool di tutti i tempi – inquietanti, spiritosi, aggressivi, vulnerabili – che unisca i fili delle memorie e delle invenzioni creative individuali, senza escludere il riferimento a scritture di diversa natura e derivazione che hanno affrontato questo tema, anche da differenti prospettive. E credo che lo strumento del Teatro possa contribuire a squarciare qualche velo ulteriore e ad aprire la mente a qualche interrogativo utile...
Come è prassi anche dei precedenti laboratori condotti per il Cimes su testi o autori teatrali di riferimento, il risultato sarà una scrittura scenica originale, basata sull’apporto individuale degli allievi-attori e sarà coadiuvato dalla presenza di Andrea Agostini, creatore di invenzioni, stimoli e inattese suggestioni al pianoforte e alla fisarmonica.

(Marco Sgrosso)