NEL SONNO E NELLA VEGLIA

sulle tracce dei sogni perduti e ritrovati

ideazione e realizzazione 
Marco Sgrosso

C’è sempre qualcosa che ritorna e che scompare a cui non saprei dare un nome.
Questo stesso enigma, però, mi spinge fino in fondo alle cose, attraverso un teatro invisibile la cui natura non è indifferente.

Antonio Neiwiller

Una notte di alcuni anni fa mi capitò di svegliarmi all’improvviso e di comprendere con assoluta chiarezza un episodio importante che riguardava la mia esistenza e quella di una persona a me molto cara. Ho capito allora che nel cuore e nella pelle ci portiamo consapevolezze spesso ignote alla ragione.
Ritrovarle è spesso una questione di ‘ascolto’, di sé e delle proprie origini.
Torno con grande piacere al Centro Teatrale Umbro per il mio quinto percorso laboratoriale di studio e di alta formazione.
Dopo le precedenti esperienze incentrate sulle tecniche di costruzione del personaggio, per questa nuova avventura da affrontare con gli allievi attori che vorranno partecipare a questo viaggio nella scrittura scenica creativa, ho immaginato di concentrare la riflessione sul tema del Sogno e sulle molteplici sfaccettature e varianti che una simile ricerca può comportare all’interno di una dinamica di gruppo fondata sull’indagine dell’espressività individuale, come sempre cerco di fare nel corso delle mie esperienze didattiche.
Infinite sono le implicazioni che il tema del Sogno può aprire nello sviluppo della creatività, sia attraverso il ricorso a testi di celebri autori classici, moderni e contemporanei oppure ad opere di narrativa - dal sogno metaforico di Sigismondo nella meravigliosa allegoria di Calderon de la Barca a quelli premonitori di Clarence nel Riccardo III di Shakespeare o di Clitemnestra nelle Coefore di Eschilo, giusto per fare qualche esempio noto - che attraverso il riferimento a tradizioni popolari o a memorie ed esperienze individuali.
L’interesse che mi muove a questa indagine non è l’aneddotica collegata al racconto del sogno, quanto piuttosto gli universi paralleli, gli slittamenti inattesi di tempo e luogo, i mutamenti improvvisi di prospettive dalla comune apparenza che l’esperienza del sogno produce: le trasformazioni, le ansie, le illuminazioni, le angosce, le gioie e le contaminazioni all’interno di un’esperienza che giunge (apparentemente?) all’improvviso e può lasciare segni indelebili nel corso dell’esistenza. La domanda che intendiamo porci è semplice ma al tempo stesso inquietante: dove comincia e dove finisce l’esperienza del sogno?
In un tempo segnato dallo smarrimento di valori fondanti, il teatro rispecchia questo vuoto e può farsi riflesso della verità più intima di ciascuno di noi, dei tanti ‘io’ segreti che ci abitano e influenzano il nostro agire e al tempo stesso aiutarci a consolidare la fiducia in una comunità complice e non soltanto ‘ammassata’, restituendoci l’importanza antica del rito collettivo della condivisione, rinnovando il piacere di un canto in coro che, senza pregiudizi e senza moralismi, celebra i misteri della vita e della morte, offrendoci gli strumenti per una via aperta alla crescita e alla libertà.
Come di consueto nelle mie proposte di formazione, dopo una fase introduttiva basata su un training fisico e sonoro, il lavoro pratico verterà sull’esplorazione delle possibili metamorfosi di corpo e voce in relazione allo stimolo delle emozioni e alla dinamica delle relazioni, per stimolare l’apporto creativo individuale dei partecipanti all’interno del lavoro corale, con l’intento di avvicinarsi alla creazione di una scrittura originale collettiva. 
Ai partecipanti è richiesta la preparazione del racconto di un sogno tratto da un’opera teatrale o letteraria nota ed edita e - oltre a questo e non in alternativa - l’eventuale proposta di un brano di propria elaborazione che sia attinente al tema di lavoro.