Per un anno terzo
In occasione della prova aperta ‘Guerrieri’, con la quale si è concluso il laboratorio biennale di esperienze teatrali ‘Angeli abietti - esercizi di metamorfosi’, il professor Gerardo Guccini ci ha invitato a riflettere, insieme agli studenti universitari che ci hanno seguito in questi due anni di studio, sull’opportunità di progettare un terzo anno di ricerca e perfezionamento che porti il gruppo ad approfondire il lavoro e ad avvicinarsi con maggiore consapevolezza all’arte di creare uno spettacolo.
Abbiamo accolto la proposta con entusiasmo sia per la grande coesione e tenacia che questo gruppo di lavoro ha rivelato, sia per la possibilità che questa progettualità lascia intravedere di avvicinare ancora di più lo studio teorico del teatro alla pratica, elemento che riteniamo fondamentale per la comprensione, la valutazione e l’esperienza profonda di quest’arte.
Non sempre questo accade, nonostante la volontà: occorre un particolare concorso di circostanze e di persone e la possibilità di valutarne le potenzialità per trasformarle in progetto.
In questi due anni abbiamo visto nascere frutti preziosi che, secondo noi, vale la pena di coltivare.
Abbiamo tentato di sollecitare l’autonomia di scelta e la necessità di impadronirsi della tecnica come strumento di libertà, sviluppando la tensione verso una consapevolezza teorica e pratica dell’arte della recitazione che guidasse ad un teatro ‘vivo’ capace di trasformarsi in una via di conoscenza interiore, allontanando così il rischio della passività e della semplice ‘rappresentazione’.
L’esercizio continuo delle metamorfosi dagli esseri che crediamo di essere a quelli che potremmo essere, la pratica del lavoro corale come disciplina etica e punto di partenza per lo slanciarsi della creatività del singolo, l’improvvisazione mirata e guidata a scoprire sia la vitalità e le indicazioni della parola scritta - come nel caso dell’incontro-scontro con i classici - sia a dare forma e spessore a drammaturgie originali, hanno creato una base di esperienza sulla quale ci sembra possibile tentare il salto verso un’ulteriore trasformazione.
Ci si propone di approfondire il lavoro sulla tecnica, rafforzando nei partecipanti la consapevolezza di sé e dei propri mezzi espressivi - attraverso una prosecuzione del lavoro sul corpo, sulla voce, sulla dizione e la scoperta della “propria” lingua - e sulla creatività, affinando le diverse capacità interpretative di fronte al testo teatrale, sia inteso come drammaturgia già esistente che come scrittura scenica nata dall’apporto di stimoli diversi, dove accanto alla pagina scritta assume rilievo non meno importante il frutto di un’improvvisazione.
Per il terzo anno di studio, si ipotizza una scansione ed organizzazione del lavoro differente rispetto ai due anni propedeutici, privilegiando l’ipotesi di una “permanenza” continuativa rispetto alle già sperimentate cadenze settimanali o bisettimanali, che - se da un lato si prestano agevolmente a un periodo di prima formazione e scoperta - dall’altro risulterebbero meno indicate per un lavoro che vuole analizzare più in profondità il processo di costruzione dello spettacolo e che deve necessariamente porre l’individuo-attore di fronte alla misura della propria concentrazione, convinzione e “resistenza”.
(Elena Bucci e Marco Sgrosso)