RISATE DI GIOIA

storie di gente di teatro

ispirato alle opere “Il teatro all’antica italiana” di Sergio Tofano detto Sto, “Antologia del grande attore” di Vito Pandolfi, “Follie del Varietà” di Stefano De Matteis, Martina Lombardo e Marilea Somarè, e ad autobiografie, biografie, epistolari di gente di teatro

da un’idea di Elena Bucci
progetto, elaborazione drammaturgica, interpretazione e regia Elena Bucci e Marco Sgrosso
disegno luci Loredana Oddone
drammaturgia e cura del suono Raffaele Bassetti
scene e costumi Elena Bucci, Marco Sgrosso
assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri
collaborazione ai costumi Manuela Monti

produzione Centro Teatrale Bresciano, Emilia Romagna Teatro Fondazione, Le Belle Bandiere
in collaborazione con Fondazione Campania dei Festival / Campania Teatro Festival
e con il Teatro Comunale di Russi

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Un giovane attore pesta i piedi e con rabbia chiede: perché non posso vedere gli spettacoli del passato? A questa domanda noi ne aggiungiamo altre: perché non possiamo essere presenti alle prove di Eleonora Duse? Quali erano fascino e miserie degli attori ottocenteschi, i gesti e la voce degli attori dell’antica Grecia? Come recitavano gli istrioni della Commedia dell’Arte che capovolgevano il mondo, e quelli del varietà, dell’avanspettacolo? Potremmo vedere per un attimo, solo per un attimo, una sala affollata al lume di candela? Anche noi pestiamo i piedi, come gli innamorati abbandonati e gli archeologi perduti tra le rovine, come la gente di teatro privata del teatro.
In queste domande, accorate, appassionate, illogiche, è racchiuso il senso di questo lavoro ispirato a testi storici, saggi, documenti, biografie, autobiografie e lettere di gente di teatro.
Ci facciamo trasportare nel teatro di ieri, cuore pulsante della società, così vicino eppure già lontanissimo. Gli artisti del passato, una comunità girovaga e vitale, cialtrona e appassionata, ci conducono per mano tra camerini, palcoscenici, alberghi e trattorie, ci fanno incontrare primi attori, mattatori, primedonne, servette, generici, portaceste, suggeritori, fino ad arrivare alle luci del varietà e ai set del cinema e della televisione. Entriamo in un mondo dove il legame tra il pubblico e la gente di teatro è forte, dove sono illuminate le sue più antiche radici.
Una delle immagini che ci guida è quella della scena finale di Risate di gioia di Mario Monicelli, film meraviglioso e sfortunato al botteghino, che ci tramanda i volti di Anna Magnani e Totò per un’unica volta insieme. Sono Gioia Fabbricotta detta Tortorella e Umberto Pennazzuto detto Infortunio, due ‘comparsoni’, artisti scalognati, generici senza fortuna addobbati con lustrini, frac e pagliette: continuano a sognare la gloria e l’arte. La maschera di Anna Magnani porta i segni della tragedia greca e del varietà, quella di Totò ricorda i comici dell’arte e un surreale e sghembo fool. Sanno interpretare qualsiasi cosa gli si chieda, rendendola sorprendente e nuova e allo stesso tempo antica. ‘Sono gli attori’, come dice con un sospiro Monicelli, ‘sono quelli che capiscono e lo sanno fa’.
Tra le ombre, il Principe de Curtis quasi cieco e Anna Magnani con la sua pelliccetta sussurrano: lui, ‘Signori, signori! Noi siamo degli artisti, sa?!’ e lei, come nel finale del film Roma, ‘A Federì… nun me fido!’.
Siamo in un teatro addormentato che assomiglia a quello, chiuso da decenni, nel quale siamo entrati molti anni fa restando incantati, a quelli rimasti chiusi nella nostra storia recente. Chi lo abita? Cosa succede fuori? Sono tutti sintonizzati sui nuovi dei? C’è qualcuno che li ascolta?
Nonostante la corsa veloce del nostro tempo, nonostante i silenzi siano spesso sovrastati dalle urla, basta guardare sotto la superficie delle cose per ritrovare intatta, come allora, la potenza del teatro, che trasforma e rivela. Cerchiamo suono, immagini e incanto di un patrimonio della tradizione che dimostra intatta la sua sovversiva vitalità.
Lo spettacolo fa parte di un disegno più ampio che comprende altri nostri spettacoli che già hanno indagato l’arte del teatro dal punto di vista di chi lo pratica, a partire da La pazzia di Isabella - vita e morte dei Comici Gelosi, passando per Non sentire il male - dedicato a Eleonora Duse, per arrivare a Bimba - inseguendo Laura Betti e i progetti “Archivio vivo” e “All’antica italiana”, entrambi rivolti allo studio, alla documentazione e al racconto della storia delle arti a partire dalle testimonianze degli stessi artisti.

Il progetto
Da diversi anni stiamo riordinando l’archivio cartaceo, fotografico e audio video della compagnia.
Il denso materiale ha acuito il desiderio di raccontare una storia ricca di progetti e spettacoli, ma anche di incontri, a partire da quello, fondamentale, con il nostro maestro, Leo de Berardinis.
È un racconto che pare a tratti inventato per le sue imprevedibili bellezze e asperità, proprio come quelli che stiamo registrando dalla voce di molti compagni di lavoro: parla di spazi ritrovati, collaborazioni magiche, ascolto e trasformazione dei luoghi, fino ad arrivare alla vivida stranezza del presente, che ci rende testimoni di un cambiamento che siamo chiamati a documentare. Abbiamo iniziato un percorso di montaggio di vecchi materiali audio video, di riprese di luoghi, di interviste ad artisti del teatro, ma anche di riprese relative ad altre arti e mestieri in cerca delle condizioni per continuare ad esistere con grazia. Questo lavoro ha dato origine ad un sito, a un archivio in parte visibile al pubblico e a una serie di brevi documentari, ai quali si aggiungerà quello realizzato a partire dalle prove di questo spettacolo.
Abbiamo oggi Università, studiosi competenti e sensibili, critici attenti e appassionati che si occupano del teatro da un punto di vista storico e teorico e ci regalano interpretazioni illuminanti del percorso di alcuni artisti. Abbiamo interviste di attori famosi e spesso di valore, quasi sempre però legati al cinema e alla televisione e per questo al centro dell’attenzione dei media.
Al tempo stesso registriamo un’attenzione molto minore di radio, televisioni e giornali per gli artisti che si occupano esclusivamente di teatro, danza, musica, senza curarsi di rimbalzare su media e social. Siamo felici che esistano saggi, studi, echi mediatici, ma ci manca la voce di molti attori, famosi e meno famosi. Ci mancano le impressioni degli scrittori e degli altri artisti sugli spettacoli, i loro scritti, le lettere, un patrimonio di informazioni abituale fino al secolo scorso; ci manca anche quell’editoria dell’aneddotica anche a tratti agiografica e fuori dalle righe, ma che una volta lasciata decantare, può raccontare di sfumature della vita che a volte sfuggono a studi più rigorosi e diventare fonte di ispirazione per chi pratica, ama e segue il teatro.