Salti nel vuoto

esercizi di metamorfosi ed equilibrio tra paura ed entusiasmo
anno secondo
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Il nostro primo laboratorio per il Cimes, ‘Angeli abietti - esercizi di metamorfosi’, aveva già lasciato un segno importante nel nostro percorso: abbiamo visto crescere il gruppo che ci ha seguito nei tre anni di lavoro e nelle tre prove aperte, che hanno creato un necessario anello di passaggio tra l’esperienza laboratoriale e il vero e proprio lavoro del teatro. 
Abbiamo chiamato “Salti nel Vuoto” il secondo ciclo biennale di lezioni teatrali per il Cimes, partito nel 2000 con un nuovo gruppo di allievi-attori e un diverso programma di lavoro, per evocare il senso misterioso di una determinazione a rischiare e di un ‘equilibrio’, che consentano di armonizzare la scoperta della ricchezza degli stimoli e delle potenzialità creative con la capacità di scelta e sintesi.
Si tratta, ancora una volta, di riuscire ad agguantare ciò che attiene alla propria personalità più profonda, evitando di lasciarsi travolgere e confondere dagli eccessi dell’informazione e dalle modalità omologanti e piatte della maggior parte dei mezzi di comunicazione, ed in questo senso l’opera di Brecht ci è sembrata un’ottima palestra di esperienza, in grado di sviluppare sia il corpo che il ‘cervello’ dell’allievo-attore.
Già durante il primo anno di corso si sono create importanti dinamiche di studio e di scambio tra noi e gli allievi, che ci sono sembrate evidenti nel corso della prova aperta di fine anno “Visioni dalle Città”.
La capacità di ‘giocare’ con tutte le parti di sé con libertà si è unita alla coscienza del limite e degli obbiettivi.
Durante il secondo anno di corso, continueremo il nostro lavoro attorno all’opera di Brecht.
Il grande potenziale delle sue strutture drammaturgiche, la spietata analisi dei meccanismi di potere, la possibilità che i suoi personaggi offrono di passare dall’espressione minimale al grande gesto della maschera, il senso della coralità, l’uso musicale delle parole e del canto ‘parlato’ - tutte queste ricchezze e domande continuano a sembrarci un’ottima officina per chi voglia fare un’esperienza concreta e viva di teatro e dove è possibile ridurre le barriere tra ‘recitazione’ , ‘musica’, ‘canto’ e ‘gesto’, nella costruzione di quella affascinante utopia che chiamiamo attore: qualcuno che faccia di se stesso uno strumento per creare ed esprimere, senza cadere nella trappola della divisione delle arti, ma guadagnandosi, attraverso l’apprendimento delle tecniche, il diritto alla libertà. 
Accanto ad una più approfondita indagine delle due opere su cui si è già lavorato – “L’anima buona del Sezuan” e “L’opera da tre soldi” –, non vorremmo rinunciare all’incursione in altri universi brechtiani, da “Vita di Galileo” e “Santa Giovanna dei Macelli” a “Madre Courage”, per proseguire il consueto esercizio delle metamorfosi, che ci sembra un formidabile strumento per garantirsi una via verso la libertà creativa e la conoscenza di sé, in quanto consente la scoperta di possibilità espressive talvolta insospettate del singolo attore, da immettere poi nel lavoro corale e comune, che fa dell’atto teatrale un’esperienza di vita oltre che d’arte. 
Naturalmente, chiediamo anche per questo secondo anno di essere affiancati nel lavoro dal pianista Andrea Agostini, il cui apporto creativo e didattico è stato fondamentale già nel corso del primo anno.

(Elena Bucci e Marco Sgrosso)