SOTTO DI ME IL VUOTO
drammaturgia, interpretazione e regia Elena Bucci
collaborazione alla drammaturgia Massimiliano Fabbri e Giulia Garuffi
musiche originali dal vivo Christian Ravaglioli e Marco Zanotti
cura e drammaturgia del suono Raffaele Bassetti
luci Emanuele Ghermandi
service Luxsonix
produzione Teatro Rossini - direzione artistica Gianni Parmiani
Le belle bandiere, compagnia sostenuta da Regione Emilia-Romagna, Comune di Russi
grazie a Museo Francesco Baracca di Lugo - direzione Massimiliano Fabbri
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Ci
sono donne e uomini che lasciano una scia potente e diventano mito.
Così accade a Francesco Baracca, eroe e Asso dell’aviazione nel corso
della Prima Guerra Mondiale. Morì giovane e in volo. Un mistero ancora
fitto sul ‘come’ alimenta ipotesi e immaginazione. Intorno alla sua
carismatica persona, molto amata, fioriscono storie, aneddoti, memorie,
ammirati e affettuosi ricordi; spuntano le gelosie di chi vorrebbe
appropriarsene, le prepotenze di chi vorrebbe strumentalizzare la sua
figura per farne un simbolo di ideologie o valori, resistono gli sforzi
di chi cerca di leggerne in profondità contraddizioni, pensieri e
sentimenti; si moltiplicano le domande.
La sua storia resta viva
attraverso il tempo, affascina generazioni diverse e pone questioni
urgenti: cosa significa la patria? È un valore che unisce o divide? Che
significato aveva allora e oggi la guerra? Esistono guerre giuste e
sbagliate? Sono davvero la sola via per ottenere la pace? Si può
combattere e rispettare il nemico? Cosa sperimentò Francesco Baracca,
nato in una famiglia ricca e colta, quando i suoi ideali si scontrarono
con la realtà delle trincee, le rischiose missioni a bassa quota, la
morte, le sconfitte? Da quale sogno nasce la sua sfrenata passione per
il volo, per l’azione? Quale ebbrezza lo spingeva a provare e riprovare
il brivido del vuoto? Quale energia o consolazione trovava nella musica,
nel teatro, nelle arti che praticava e amava?
Cerco le risposte
ascoltando la sua voce e quella di chi lo conobbe e lo amò. Grazie
infatti al prezioso lavoro di chi con passione fa crescere il Museo
Baracca, ho potuto consultare gran parte della sua corrispondenza,
redatta e pubblicata da Giulia Garuffi. Do un rilievo particolare a
quella con la madre che ha vissuto per conservare la memoria del figlio.
Ascolto i racconti che Massimiliano Fabbri ogni giorno trasmette alle
nuove generazioni in visita al museo rendendo viva la storia. Lo stesso
Baracca era consapevole di avere delineato una traiettoria d’eccezione
in un periodo della storia tragicamente unico e aveva creato in vita il
primo nucleo del museo. Immaginava che le sue lettere sarebbero
diventate di dominio pubblico alimentando la leggenda? Chissà. Le tratto
dunque con delicatezza e circospezione. Accanto all’eroe c’è un uomo
che non smette di interrogarsi, di riflettere, di cercare di capire. La
sua personalità si arricchisce di sfumature: accanto al coraggio c’è la
paura, accanto all’amicizia la solitudine, accanto alla fede negli
ideali i dubbi, le questioni. Le grandi domande non trovano mai
risposte, ma aiutano a capire la storia di ieri, la passione di uomini e
donne privilegiati affascinati dal volo e dal combattimento, la
disperazione di soldati poveri e analfabeti che partirono senza sapere
cosa li aspettava, con un fucile, un coltello e poco più. Si trovarono
tutti dentro una guerra che non si era mai vista e che non avrebbero
dimenticato, la stessa che aprì la strada a quelle di oggi, che con la
loro potenza distruttiva oscurano come neri fantasmi il futuro.