STORIE DI DONNE SULL'ORLO DI UN MIRACOLO ECONOMICO

una lettura di e con Nicoletta Fabbri

ispirata al documentario ‘Una storia comune – donne sull’orlo di un miracolo economico’ di Stefano Bisulli e Roberto Naccari, Produzione Cinematica, Italia (2008)

grazie a Elena Bucci per l’incoraggiamento, per l’ascolto attento, per lo sguardo prezioso e generoso
grazie a Stefano Bisulli per essere stato in dialogo e per avermi mostrato materiale documentario inedito

Le Belle Bandiere
 
Siamo a Rimini. La seconda guerra mondiale, che ha ridotto in macerie l’intero centro storico e la riviera, è finita da poco. Nonostante la miseria e le difficoltà di ripresa, la città mette in atto un’opera di ricostruzione veloce ed energica che in poco tempo la fa rifiorire, con la complicità dei turisti che non l’abbandonano e già dal ’46 ritornano a trascorrere le loro vacanze sul mare Adriatico. Per quest’anno non cambiare, stessa spiaggia stesso mare cantava un motivo del ’63, e di certo chi veniva a spendere il suo denaro in riviera veniva salutato con accoglienza ed entusiasmo.
Protagoniste di un’economia e di una società che cambia rapidamente le donne di quell’epoca sono pronte a provvedere alle molteplici necessità delle famiglie, fronteggiando in molti casi l’assenza degli uomini, sono preparate a uscire dalle loro case per trovare impiego nelle stagioni balneari, a indebitarsi per avviare imprese e negozi.
Alcuni anni fa ho seguito da vicino la nascita del documentario “Una storia comune – donne sull’orlo di un miracolo economico” di Stefano Bisulli e Roberto Naccari, che ha narrato questo complesso e mirabolante periodo attraverso la voce di sei donne romagnole che testimoniano di un’intera generazione, di speranze e tragedie, ricchezze e povertà, entusiasmi e disperazioni, aperture di nuovi orizzonti, trasformazioni di vita, sfere private che diventano storia di tutti.
Oggi, mentre osservo un paese in difficile recupero economico e con un’attività produttiva compromessa, mi riavvicino a quel pezzo di storia, senza puntare l’attenzione sui risultati, buoni e cattivi, di una rapida ascesa dell’economia della costa e di un veloce progresso dell’industria turistica, ma per ascoltare ancora una volta i motivi di chi non si è abbattuto, di chi è stato capace di guardare avanti, di chi ha avuto fiducia, coraggio, estro e determinazione.
Figlia di quel mondo e di quell’epoca, sento risuonare la voce di queste donne in modo familiare, come fossero zie, madri, nonne di una grande famiglia allargata di cui faccio parte e unisco al loro il mio bagaglio di ricordi di una riviera che nel corso degli anni ho molto amato e anche detestato, che ha segnato in modo indelebile la mia infanzia e la mia adolescenza. (NF)