Uomini e donne da tre soldi
sesto laboratorio di trasmissione di esperienze teatrali per il Cimes - Università degli Studi di Bologna
ideazione e realizzazione Marco Sgrosso
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“... sbrana un uomo il pescecane / ed il sangue si vedrà...”
In occasione del cinquantenario della morte di Bertolt Brecht, ci è sembrato interessante – per questo sesto laboratorio di trasmissione di esperienze teatrali curato per il Cimes, riprendere ed approfondire una riflessione sull'opera di questo autore controverso, pietra miliare della storia del teatro non soltanto per le sue “commedie” epiche ma anche per la notevole importanza del suo metodo teorico.
Autore controverso perché difficile, spesso scomodo, molto amato ma anche poco rappresentato, non ultimo per la portata sempre acuta e destabilizzante della sua drammaturgia.
Al tempo stesso, tuttavia – pur senza la grandezza tragica e umana di uno Shakespeare – Brecht è divenuto a suo modo un 'classico', un punto di riferimento imprenscindibile per chi studia, ama e pratica il teatro. Come il Bardo e tutti gli altri grandi autori, Brecht ci parla dell'uomo a tutto tondo, e delle sue miserie più ancora che delle sue alte aspirazioni.
Ma attraverso gli indimenticabili piccoli e grandi ritratti di banditi e banditelli, prostitute incallite o santificate, potenti e potentucoli, soldatucci antieroi delle guerre inutili ma non per questo meno devastanti, sfruttati e sfruttatori, mendicanti e imprenditori, ci restituisce il quadro di una umanità sofferente e incattivita dalle ingiustizie sociali, in lotta perenne con il senso più profondo dell'essere “uomini”, e “donne”!
Pur fortemente legato al suo periodo storico, e per scelta consapevole e voluta piuttosto che per incapacità di sguardi più ampi, Brecht ci parla di qualcosa che – al di là delle contigenze storiche, politiche ed economiche che pure informano così profondamente la sua opera – fa parte da sempre dell'Uomo, dei suoi sentimenti, vizi, aspirazioni e bisogni primari: la fame, l'amore, l'odio, la violenza, la pietà, la morale, la giustizia... E riesce sempre a farlo con uno stupefacente equilibrio tra un'analisi spietata e cruda delle circostanze e un'ironia sferzante, spesso grottesca, che non rende mai 'pesante' la lezione etica sottesa a parole, fatti e avventure, ma capace invece di strapparci un sorriso spontaneo seppure amaro e fondamentalmente indigesto.
In passato avevamo già indagato Brecht con gli allievi del Cimes, attraverso una delle sue opere che più amiamo - “L'anima buona del Sezuan” -, ma – come per tutti i grandi autori e poeti del teatro – gli stimoli di riflessione umana e civile che vengono dai suoi drammi-commedie sono quasi inesauribili e con lui il teatro diventa un formidabile strumento di comunicazione, conoscenza e trasformazione e può aiutare a “guardare” in modo profondo se stessi, gli altri e il mondo.
Al tempo stesso, il carattere fortemente grottesco dei suoi personaggi, le situazioni umane e sociali sempre al 'limite' dell'accettabilità consente un viaggio creativo nelle capacità di metamorfosi individuali e collettive e uno studio sulle possibilità di trasformazione del corpo, della voce e delle emozioni dell’attore e sull'indagine dei suoi lati oscuri come di quelli luminosi.
>Come di consueto partiremo da alcuni testi di riferimento, che nel corso del laboratorio saranno modificati, adattati, riscritti e reinterpretati secondo l’evolversi naturale del lavoro, per giungere infine ad una “scrittura scenica” originale, forte dell’apporto individuale di ognuno dei partecipanti.
Per questa nuova 'avventura' brechtiana, abbiamo pensato di fondare il lavoro soprattutto sulla celeberrima “Opera da tre soldi”, che gli diede successo e notorietà internazionale, e che offre con una mirabile ed aspra leggerezza il ritratto di una società malata e quasi orgogliosa di esserlo, che letteralmente “canta” la sua malattia endemica attraverso le famosissime e intramontabili songs.
Meno che mai in questo caso dunque potrà essere trascurato il rapporto tra parola, azione e musica – fondamento basilare dell'opera brechtiana - attraverso la oramai consueta collaborazione con Andrea Agostini, creatore di invenzioni e stimoli al pianoforte e alla fisarmonica.
Chiediamo ai partecipanti di leggere – oltre ovviamente all'Opera da tre soldi - anche:
- L'anima buona del Sezuan
- Un uomo è un uomo
- Schweyk nella seconda guerra mondiale
- Madre Courage e i suoi figli
- La resistibile ascesa di Arturo Ui
- La madre
- Il signor Puntila e il suo servo Matti
(Elena Bucci e Marco Sgrosso)