Visioni dalle città

condotto da Elena Bucci e Marco Sgrosso

in scena Giulia Casula, Marcello Coppo, Mario De Nardo, Cinzia Dezi, Marlene Di Costanzo, Elisa Di Liberato, Vincenzo Di Maio, Bianca Ferricelli, Matteo Garattoni, Federica Goffi, Alessandra Gori, Sara Graci, Lara Norscia, Ilaria Pajetta, Rossella Piccinno, Stefania Pollastri, Christian Prescia, Maddalena Ricciardi, Ferdinando Schiavone, Silvia Spiga, Nicola Tassinari

Per questo apertissimo primo anno di laboratorio, rivolto alla scoperta delle persone e al loro incontro con la creatività teatrale, l'opera di Bertolt Brecht e di Kurt Weill ci è parsa l'officina ideale per inseguire l'utopia di un attore-autore, capace di utilizzare con grande libertà i propri strumenti creativi ed espressivi.
Un'opera dalle ampie potenzialità drammaturgiche, sostenuta da una spietata analisi dei meccanismi del potere e della sopraffazione, da una partitura musicale estremamente teatrale, in grado di restituire il senso del singolo come espressione di un'ampia coralità: elementi attivi, occasioni di indagine per chi svolge una prima esperienza di formazione.
Aggirandoci nel mondo duro e caustico di Brecht e in quello fantastico e contaminato di Weill, ci siamo presi a nostra volta la libertà di essere irriverenti nell'accostare stili, personaggi, testi, musica, parole, suoni e corpi, giocando con la possibilità di infrangere le barriere tra recitazione, gesto e canto, sperimentando l'equilibrio tra "verità" e "maschera".
L'obiettivo più importante è stato quello di scoprire, eliminando le gabbie dei pregiudizi e delle paure, gli elementi di creazione individuale, presenti in ognuno di noi in misura diversa e originale, secondo alchimie misteriose e sorprendenti. Nello stesso tempo, abbiamo cercato di analizzare la necessità delle tecniche teatrali e dell'esercizio creativo, per poter giungere ad una profonda libertà dell'immaginazione.
Le opere di Brecht utilizzate come riferimento nella libera costruzione di questo primo percorso creativo verso una scrittura scenica - e accanto alle sue canzoni musicate da Weill - sono state L'anima buona del SeZuan, L'opera da tre soldi e Vita di Calileo. Gli allievi sono stati però esortati anche ad elaborare una piccola drammaturgia originale ispirata ai temi affrontati e a ricercarne le risonanze e gli echi nelle opere di altri autori.
Siamo stati tutti Shen te e Shui ta, gli Dei e i mendicanti, prepotenti ed umiliati, poveri e ricchi, in un gioco di trasformazioni e metamorfosi finalizzate all'esplorazione di sé, dei propri blocchi espressivi e di rapporti teatrali reali e credibili. Abbiamo assistito con piacere ad una progressiva e personale crescita di consapevolezza sia dei meccanismi del teatro che delle proprie caratteristiche, ad un abbandono sempre maggiore all'ascolto reciproco e all'attenzione. La musica dal vivo di Andrea Agostini ci ha aiutato a creare quell'atmosfera di fiducia ed entusiasmo che ci ha permesso di azzardare i salti nel vuoto necessari alla conoscenza.

Ci siamo divertiti molto e molto sorpresi. Grazie all'irriverente e coraggioso Brecht. Grazie al gioioso bambino Weill.