Teatri di pietra e Dionisiache: Processo a Medea


Teatri di Pietra 2021
giovedì 5 agosto, Anfiteatro di Sutri, ore 21  >>
venerdì 6 agosto, Pinacoteca Civica di Volterra, ore 21.30  >>
 
Dionisiache - Teatro di Segesta Festival  >>
venerdì 20 agosto, Belvedere di Custonaci, ore 21
domenica 22 agosto, Teatro Antico, ore 05 (alba)

Processo a Medea
di Maria Letizia Compatangelo
regia Elena Bucci e Maria Letizia Compatangelo

con Elena Bucci

musiche Germano Mazzocchetti
a cura di Raffaele Bassetti

luci Max Mugnai
servizi organizzativi Isabella Costa
servizi amministrativi Emanuele Condorelli
produzione Gianmarco Piccione
comunicazione Laura Rondinella
ufficio stampa Maria Enza Giannetto
media partner Radio Zammù
coordinamento Rossella Messina

produzione Teatro della Città
con il sostegno di Ministero della Cultura, Regione Siciliana
con la collaborazione de Le Belle Bandiere
si ringrazia il Teatro Comunale di Russi

Come recita il titolo, questo monologo ha a che fare con la giustizia e con il mito e sul perché, su Medea più che su altri personaggi del mito, forse anche più di Edipo ed Antigone (che hanno peraltro molto a che fare con il concetto stesso di giustizia: umana, naturale e divina), si sia scritto e si continui a scrivere nei secoli in modo incessante. La storia di Medea sembra un baratro sul quale tutti continuiamo ad affacciarci inorriditi per arretrare subito dopo, cercando di cancellarlo. Forse perché il sentimento materno – molto enfatizzato dalla società patriarcale – non tollera questa opzione. O forse perché la Grande Madre, la cui memoria è ancora viva nel genere umano, non ammette tra le scelte possibili quella di Medea. E infatti su Medea hanno scritto essenzialmente gli uomini. Quando sono le donne a scrivere, è palese e quasi naturale, ineludibile, il tentativo di edulcorare e trovare giustificazioni che non possono esserci. È un personaggio grande, immenso, che travalica il mito e al quale, al di là di ogni considerazione personale, l’autrice ha ritenuto giusto attribuire lo status di individuo. Con le sue colpe e la sua verità. La Medea di Maria Letizia Compatangelo è una Medea tormentata, che si interroga. È stanca di tanto parlare della sua vicenda e vorrebbe solo farla finita.
Una Medea moderna. Non una reinterpretazione: è proprio lei, quella Medea, che non rinnega e non nega ciò che ha fatto e vive nel nostro tempo. Una regina millenaria che non può morire, sinché il ricordo delle sue azioni rimarrà vivo tra i viventi. Una donna delusa e disincantata, che torna lirica e appassionata solo quando parla del giovane greco dai capelli chiari e lo sguardo da eroe sventurato, di come se ne innamorò perdutamente e lo salvò, dei tempi felici del viaggio su Argo. Una donna che ha imparato molto nel corso dei secoli e che ora si interroga con distacco e ironia; provoca e analizza in modo molto moderno, certo, ma non c’è da stupirsi, essendo arrivata sino a noi. Suo malgrado.
Ma è stato veramente così?
Oggi esige il suo processo. È lucida, analitica, pungente: una Medea che anela soltanto il silenzio, una parola finale, condanna o assoluzione, anche a costo di essere scaraventata nel Tartaro.
Ma si renderà conto, alla fine, del perché questo non è possibile. E che è stata proprio lei ad accendere la miccia di un incendio che da allora continua ad ardere e brucerà sinché gli esseri umani avranno memoria. 
 
foto di scena Umberto Favretto - elaborazione Alvaro Petricig