luci Loredana Oddone con il contributo di Max Mugnai - drammaturgia del suono, interventi elettronici e registrazioni Raffaele Bassetti - costumi Nomadea - assistentza al progetto Nicoletta Fabbri, con l’aiuto di Federico Paino - foto di scena iAnt, Marco Ghidelli, Claudia Verroca - si ringrazia il Teatro Comunale di Russi
produzione ERT Teatro Nazionale in collaborazione con Le belle bandiere con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, ATER Fondazione, Comune di Russi si ringraziano Comune di Bologna, Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio e Teatro Comunale di Russi, Cineteca di Bologna, Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna e Fondo Laura Betti per il prezioso lavoro di ricerca e documentazione e per la possibilità di consultare i materiali, Gabriele Trombetti per la gentile concessione di materiale fotografico, video e interviste e tutti coloro che hanno voluto raccontarmi di lei
debutto: 20 novembre 2015 - Teatro Laura Betti, Casalecchio di Reno (BO) nuova edizione: 1° marzo 2022 - Arena del Sole, Bologna
Mi ha sempre incuriosito Laura
Betti, con la sua aria da bimba tremenda, ma da quando ho accettato di
ispirarmi a lei per una scrittura e uno spettacolo e ho cominciato a studiarla
davvero me ne sono invaghita: ho scoperto una figura poliedrica, cangiante, libera,
vasta e piena di contraddizioni come piace a me. Ho accumulato qualsiasi
materiale video, audio, cartaceo, fotografico mi passasse accanto, le sue belle
canzoni, i video dei suoi spettacoli - come quello con la regia di Mario
Martone che documenta la sua 'Disperata vitalità' - la sua onirica autobiografia Teta Veleta,
frase inventata da Pasolini e da lei per definire la fame di vita e di piacere.
Scovo per caso, tra le bancarelle bolognesi di una fiera, il libraio antiquario
che l’aiutò a ricostruire il patrimonio di prime edizioni donate al Fondo
Pasolini da lei creato. Incontro il nipote. La inseguo a Bologna, a Roma.
Leggo i suoi scritti e quelli di
chi l’ha conosciuta. Leggo e rileggo Pasolini, stupita ogni volta dalle
profezie e dalle limpide visioni. Nonostante creda di conoscerle, si animano
con il passare del tempo di nuove rifrazioni.
Non si fatica a capire come potesse essere per lei, bimba, un amore e
una ragione di vita, un punto fermo, un eterno viscerale confronto.
Tengo un diario e intono un
dialogo immaginario, provo a conoscerla, a riconoscerla, la trovo, la perdo e
la cerco ancora. Perché mai tanta entusiasmante fatica? Mi insegna la libertà e
tutti i suoi rischi, lo scialo generoso del genio e del talento, l’insofferenza
animale l’ipocrisia. Cerco la lingua del teatro e dell’arte di un’epoca
esplosiva, ricca di genialità e di contrasti che pare lontanissima, nonostante
sia ieri. Voglio ricordarla e desiderarla, nel grigio del presente.
Laura Betti ha per me quell’aura
che le personalità coraggiose e di talento spandono tutt’intorno come un
profumo, come l’odore delle belve: diventa parola, canto, scena, luce, musica,
danza, discorso ininterrotto con chi ci ha preceduto e chi ci seguirà. Vedo in
lei una guerriera irriducibile i cui terribili, spaventosi, indimenticabili
capricci diventano atti di ribellione alla noia, alle menzogne e al
conformismo, vie per trasformare il dolore.
Chi sei tu che mi guardi con
l’aria di una bimba sempre diversa in ogni diversa fotografia? Imbronciata,
sorridente, con aria di sfida, libera e dolorosa, repellente e seducente,
giovane e antica, spaventata e piena di rabbia? Ti inseguo da immagine a
immagine, imparando a memoria le tue parole attorcigliate, indagando indiscreta
la tua vita, le tue amicizie, i tuoi amori, il tuo legame misterioso eppure
così trasparente con Pier Paolo Pasolini, del quale sei diventata vestale.
Basta guardarvi insieme nelle foto per avere l’illusione di esservi accanto, di
comprendere e poi, subito dopo, non comprendere più nulla, come accade accanto
alle persone libere. Sei stata famosissima e ora quasi dimenticata come spesso
accade alle figure di talento vissute troppo vicino ai geni controversi dal
destino infausto. Attratta dalla tua forza magnetica, nella quale mi specchio, non
riesco a sottrarmi alle tue domande imperiose e al tuo volere e mi distraggo da
ciò che dovrei fare per avventurarmi in sentieri pericolosi e mal documentati
dalle carte.
Ti inseguo, ciao, addio,
arrivederci, a presto. Bimba.