LA GIAGUARA

inseguendo Betti e Pasolini

una lettura in musica
ispirata allo spettacolo BIMBA ’22 - inseguendo Betti e Pasolini

drammaturgia e interpretazione Elena Bucci

drammaturgia del suono e registrazioni Raffaele Bassetti - costumi Nomadea - assistente all’allestimento Nicoletta Fabbri

produzione Le belle bandiere
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna, Comune di Russi
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Per accogliere l’invito di un amico che ha diverse responsabilità per quanto riguarda la nascita di questo progetto, mi sono ispirata al testo dello spettacolo per creare una lettura in musica, rinunciando ad ogni apparato della scena per puntare sulla forza della parola e della musica. In tempi nei quali il teatro tanto soffre e tanto rivive, è una bella sfida ritrovarne le radici, l’estrema sintesi e semplicità.

Chi sei tu che mi guardi con l’aria di una bimba sempre diversa in ogni diversa fotografia? Imbronciata, sorridente, con aria di sfida, libera e dolorosa, repellente e seducente, giovane e antica, spaventata e piena di rabbia? Ti inseguo da immagine a immagine, imparando a memoria le tue parole attorcigliate, indagando indiscreta la tua vita, le tue amicizie, i tuoi amori, il tuo legame misterioso eppure così trasparente con Pier Paolo Pasolini, del quale sei diventata vestale. Basta guardarvi insieme nelle foto per avere l’illusione di esservi accanto, di comprendere e poi, subito dopo, non comprendere più nulla, come accade accanto alle persone libere.
Sei stata famosissima e ora quasi dimenticata come spesso accade alle figure di talento vissute troppo vicino ai geni controversi dal destino infausto.
Attratta dalla tua forza magnetica, nella quale mi specchio, non riesco a sottrarmi alle tue domande imperiose e al tuo volere e mi distraggo da ciò che dovrei fare per avventurarmi in sentieri pericolosi e mal documentati dalle carte.
Ti inseguo, ciao, addio, arrivederci, a presto.

Mi ha sempre incuriosito Laura Betti, con la sua aria da bimba tremenda, ma da quando ho accettato di ispirarmi a lei per una scrittura e uno spettacolo e ho cominciato a studiarla davvero me ne sono invaghita: ho scoperto una figura poliedrica, cangiante, libera, vasta e piena di contraddizioni come piace a me. Ho accumulato qualsiasi materiale video, audio, cartaceo, fotografico mi passasse accanto, le sue belle canzoni, i video dei suoi spettacoli - come quello con la regia di Mario Martone che documenta la sua 'Disperata vitalità' - la sua onirica autobiografia Teta Veleta, frase inventata da Pasolini e da lei per definire la fame di vita e di piacere. Scovo per caso, tra le bancarelle bolognesi di una fiera, il libraio antiquario che l’aiutò a ricostruire il patrimonio di prime edizioni donate al Fondo Pasolini da lei creato. Incontro il nipote. La inseguo a Bologna, a Roma.
Leggo i suoi scritti e quelli di chi l’ha conosciuta. Leggo e rileggo Pasolini, stupita ogni volta dalle profezie e dalle limpide visioni. Nonostante creda di conoscerle, si animano con il passare del tempo di nuove rifrazioni. Non si fatica a capire come potesse essere per lei, bimba, un amore e una ragione di vita, un punto fermo, un eterno viscerale confronto.
Tengo un diario e intono un dialogo immaginario, provo a conoscerla, a riconoscerla, la trovo, la perdo e la cerco ancora. Perché mai tanta entusiasmante fatica? Mi insegna la libertà e tutti i suoi rischi, lo scialo generoso del genio e del talento, l’insofferenza animale verso l’ipocrisia. Cerco la lingua del teatro e dell’arte di un’epoca esplosiva, ricca di genialità e di contrasti che pare lontanissima, nonostante sia ieri. Voglio ricordarla e desiderarla, nel grigio del presente.
Laura Betti ha per me quell’aura che le personalità coraggiose e di talento spandono tutt’intorno come un profumo, come l’odore delle belve: diventa parola, canto, scena, luce, musica, danza, discorso ininterrotto con chi ci ha preceduto e chi ci seguirà. Vedo in lei una guerriera irriducibile i cui terribili, spaventosi, indimenticabili capricci diventano atti di ribellione alla noia, alle menzogne e al conformismo, vie per trasformare il dolore. Bimba, la chiamava Pier Paolo Pasolini. La conosceva bene.